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Guerra in Iran, stretti marittimi e il futuro dell’Europa: il sommario estivo di Chatham House

Secondo l’editoriale di apertura del numero estivo di The World Today, la rivista di Chatham House, sono trascorsi oltre tre mesi dall’avvio delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, e le conseguenze del conflitto continuano ad espandersi ben oltre il Golfo Persico. Il fascicolo di giugno raccoglie contributi che esaminano i costi crescenti del conflitto e le prospettive di un accordo duraturo tra Washington e Teheran.

Catherine Ashton, che ha maturato una lunga esperienza nei negoziati con l’Iran ai massimi livelli diplomatici, analizza lo stato dei colloqui in corso tra le due capitali. Sul fronte regionale, Rashid al-Mohanadi sostiene che Iran e Israele, pur essendo avversari dichiarati, condividono un medesimo obiettivo: affermare la propria egemonia sul Medio Oriente. Di fronte a questa doppia pressione, gli Stati del Golfo avrebbero bisogno di coesione interna e sostegno esterno per reggere.

Il conflitto produce effetti anche sulle catene di approvvigionamento alimentare globali. Arif Husain, capo economista del World Food Programme, avverte che la crisi potrebbe normalizzare le emergenze alimentari su scala mondiale — non per inevitabilità strutturale, ma per carenza di volontà politica. Si tratterebbe, secondo la sua lettura, del quinto «mega-shock» alimentare in vent’anni.

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha già mostrato quanto le rotte marittime siano esposte. Nitya Labh estende l’analisi ad altri nodi di transito oceanico, sostenendo che alcune strozzature marittime potrebbero rivelarsi ancora più vulnerabili di Hormuz in caso di escalation o incidenti.

Il numero ospita anche un’intervista a Lawrence Freedman, condotta da Olivia O’Sullivan, in cui lo studioso ripercorre la sua direzione del British Foreign Policy Project di Chatham House, avviato oltre quarant’anni fa, e traccia parallelismi con le preoccupazioni strategiche attuali. Freedman non risparmia giudizi sulla fase presente: secondo lui, nulla di quanto ha osservato nei suoi cinquant’anni di carriera è paragonabile al «caos» prodotto dall’amministrazione Trump.

Il fascicolo lancia inoltre «The World Tomorrow», una nuova sezione dedicata alle traiettorie dell’ordine internazionale. Grégoire Roos, ricercatore di Chatham House, apre la serie con una riflessione sul ruolo che l’Europa potrebbe costruirsi in un contesto globale frammentato. Sul versante difensivo, Glyn Morgan — in vista del prossimo vertice NATO — esamina le opzioni europee tra dipendenza dagli Stati Uniti e autonomia strategica, interrogandosi su quanto sia realistico liberarsi dalle dipendenze critiche verso Washington in tempi brevi.

Il numero include anche un reportage da Curaçao, la nazione più piccola qualificatasi ai Campionati mondiali di calcio, e approfondimenti su temi come le aspettative della Generazione Z, la politica europea attorno alla figura del lupo e una selezione di letture estive.

Il commento di GrNet.it

L’editoriale di Chatham House fotografa un momento in cui la pressione sul fianco sud della NATO — dallo Stretto di Hormuz alle rotte del Mediterraneo orientale — si somma all’incertezza sul futuro dell’Alleanza stessa: due variabili che l’Italia non può trattare separatamente. La questione delle dipendenze critiche dagli Stati Uniti evocata da Glyn Morgan riguarda anche Roma, che dispone di capacità di proiezione nel Mediterraneo ma resta vincolata a infrastrutture logistiche e di intelligence a guida americana. Vale la pena distinguere, in questa fase, tra ciò che i contributi di Chatham House documentano — le conseguenze verificabili della chiusura di Hormuz — e ciò che rimane sul piano delle proiezioni, come la tenuta negoziale tra Washington e Teheran. L’apertura di una nuova sezione prospettica sulla rivista segnala che anche nell’establishment britannico si avverte la necessità di ragionare su scenari di medio periodo, non solo di gestire l’emergenza corrente.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 8 giugno 2026

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