Washington può ancora bilanciare Indo-Pacifico e Medio Oriente
Quanto spazio strategico resta agli Stati Uniti per concentrarsi sulla Cina, mentre la guerra in Iran e il conflitto russo-ucraino assorbono attenzione e risorse? La risposta proposta da Mike Kuiken e Randy Schriver, rispettivamente vicepresidente e presidente della US-China Economic and Security Review Commission, in un podcast del European Council on Foreign Relations (ECFR) condotto da Mark Leonard, è che i due piani non sono separabili: il sostegno cinese a Russia e Iran rende il teatro indo-pacifico e quello mediorientale-europeo parte di una stessa equazione geopolitica.
Il confronto, registrato il 23 aprile 2026, parte proprio da questo nodo: come la guerra in Iran e il conflitto in Ucraina stiano riaprendo la domanda su come Washington debba distribuire attenzione e risorse tra l’Indo-Pacifico e gli altri teatri globali. Schriver e Kuiken, che guidano la commissione incaricata dal Congresso statunitense di monitorare le implicazioni economiche e di sicurezza dei rapporti con Pechino, collocano il sostegno cinese a Mosca e Teheran al centro della loro analisi.
Gli autori discutono la competizione in ambiti tecnologici avanzati — intelligenza artificiale, biotecnologie, calcolo quantistico — come terreno su cui si gioca gran parte del confronto strategico di lungo periodo tra le due potenze. Il podcast affronta inoltre l’ipotesi che le Nazioni Unite possano trasformarsi in un’arena aggiuntiva di rivalità sistemica tra Washington e Pechino, oltre ai consueti dossier commerciali e militari.
Uno dei nodi centrali riguarda l’impatto che una crisi su Taiwan avrebbe sulle catene di approvvigionamento globali dei semiconduttori, settore in cui l’isola mantiene un ruolo produttivo che nessun altro attore può replicare nel breve periodo. Gli interlocutori si interrogano anche su come il conflitto mediorientale stia condizionando, nella pratica, la strategia indo-pacifica statunitense, in termini di attenzione politica, dispiegamento di assetti militari e priorità di bilancio.
La conversazione si chiude interrogandosi su cosa questi sviluppi comportino per l’Europa, un tema che l’episodio lascia aperto più che risolto, coerentemente con il formato dialogico del podcast. Non vengono fornite cifre di bilancio, scadenze operative o dettagli su specifici scenari di crisi: il contenuto resta un confronto di alto livello tra i due responsabili della commissione e il direttore dell’ECFR, utile a definire le coordinate del dibattito americano più che a offrire dati puntuali.
Il commento di GrNet.it
Nel 2026 Washington si trova a gestire simultaneamente la guerra in Iran, il conflitto russo-ucraino e la pressione su Taiwan: tre teatri che, secondo Kuiken e Schriver, il sostegno cinese a Mosca e Teheran collega in un’unica partita strategica. Per l’Italia, potenza mediterranea e membro NATO, questo significa che ogni ipotesi di disimpegno americano dall’Europa per concentrarsi sull’Indo-Pacifico va letta insieme alla domanda opposta: se Pechino trae vantaggio dal tenere impegnata Washington su più fronti, l’Europa meridionale rischia di diventare essa stessa un fronte di logoramento a bassa intensità, più che una semplice retrovia. La questione dei semiconduttori taiwanesi, richiamata nel podcast, riguarda direttamente anche le filiere industriali europee e italiane, che dipendono da quella produzione per sistemi d’arma e componentistica critica. Manca, nell’episodio, un’analisi quantitativa delle risorse effettivamente in gioco: un limite che rende la discussione utile come cornice concettuale, ma non come base per previsioni operative.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 3 luglio 2026




