Medio OrienteOsservatorio Strategico

La Us Navy può bloccare l’Iran, ma non può permettersi di combattere

Nel 1945 la marina statunitense contava oltre 6.000 unità e proiettava potenza su scala globale. Ottant’anni dopo, secondo un’analisi pubblicata da Responsible Statecraft, rivista del Quincy Institute, a firma di Michael Vlahos, quella stessa marina fatica a sostenere un solo teatro operativo: il Medio Oriente, dove è schierata contro la Repubblica islamica dell’Iran una forza che include due portaerei, sei navi d’assalto anfibio e 19 tra incrociatori e cacciatorpediniere.

L’occasione dell’analisi è il rilancio, annunciato dal presidente Donald Trump, di un blocco navale contro i porti iraniani, mentre proseguono gli attacchi statunitensi contro obiettivi costieri e insulari. L’autore individua tre cause della crisi. La prima è quantitativa: dagli oltre 900 scafi dell’epoca del Vietnam, la flotta è scesa a circa 180 unità di primo rango tra portaerei, grandi navi anfibie, sommergibili d’attacco e cacciatorpediniere lanciamissili, mentre la marina cinese dispone oggi di più navi da combattimento di quella americana. Le Littoral Combat Ship, pensate per le missioni ausiliarie di pattugliamento, scorta e dragaggio mine, vengono ritirate anche quando nuove: l’ex presidente della Commissione forze armate della Camera, Adam Smith, le aveva definite inutilizzabili e soggette a continui guasti.

La seconda causa è la manutenzione. La regola empirica di tre scafi necessari per mantenerne uno dispiegato viene sistematicamente violata: la portaerei USS Abraham Lincoln ha superato i 210 giorni consecutivi in mare, un record. Al rientro, i cantieri non riescono a smaltire gli arretrati: alcune revisioni di sommergibili hanno richiesto fino a otto anni, e la USS Boise è stata radiata dopo dieci anni di riparazioni costate 800 milioni di dollari, completate solo al 25%. Il 40% della flotta sommergibili risulta indisponibile per colli di bottiglia manutentivi.

Il terzo fattore riguarda il personale. Una norma adottata negli anni Novanta su iniziativa del viceammiraglio in congedo Phil Wisecup limitava le missioni a sei mesi; è stata abbandonata dopo l’11 settembre, e da un quarto di secolo la marina opera in condizioni assimilabili a quelle belliche. Il caso simbolo è la portaerei USS Gerald Ford, unità da 3 miliardi di dollari gravata da venti tecnologie sperimentali mai testate in combinazione, che ha concluso un dispiegamento record di 11 mesi tra Medio Oriente e Mar Rosso segnato da guasti agli impianti igienici e da un incendio in lavanderia, ritenuto da più parti doloso.

Il piano navale «Golden Fleet», che punta a portare la flotta a 450 unità, richiede almeno 267 miliardi di dollari solo per avviarsi, a fronte di tempi stimati in oltre trent’anni per una espansione reale. Vlahos conclude che la marina statunitense può mantenere una forza consistente al largo dell’Iran attraverso la rotazione, ma non può permettersi di impegnarla in un conflitto ad alta intensità: non dispone di scafi sufficienti da perdere né di capacità industriale per ripararli rapidamente in caso di danni da combattimento.

Il commento di GrNet.it

Una marina capace di tenere ventisette scafi di primo rango davanti a una costa nemica ma non di rischiarli in combattimento è, dal punto di vista dottrinale, una forza di deterrenza dichiarata più che una forza da guerra vera e propria. È il paradosso che l’analisi mette a nudo: la potenza visibile della US Navy convive con una fragilità strutturale nella manutenzione e nel turnover degli equipaggi che nessun budget di breve periodo può colmare. Per la Marina Militare italiana, che opera con numeri infinitamente più contenuti ma con una logica di proiezione limitata al Mediterraneo allargato, il caso statunitense conferma quanto la sostenibilità industriale dei cantieri conti quanto il numero di unità in servizio. Resta da vedere se gli alleati europei, chiamati sempre più spesso a colmare vuoti di presenza lasciati da una flotta americana sovraccarica, abbiano essi stessi la profondità industriale per farlo con continuità.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 17 luglio 2026

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio