L’iniziativa dei Tre Mari resta ancorata al gas mentre l’Europa punta al clima

«La domanda ora è se costruirà il tipo giusto di infrastruttura»: così Szymon Kardaś, in un’analisi pubblicata dallo European Council on Foreign Relations (ECFR), sintetizza il nodo che attraversa i dieci anni della Three Seas Initiative (3SI), il gruppo di tredici Stati membri dell’Unione europea, insieme a partner strategici e paesi associati, che collega Adriatico, Baltico e Mar Nero attraverso progetti di connettività energetica, dei trasporti e digitale.
Riuniti a Dubrovnik lo scorso aprile per celebrare l’anniversario, i membri della 3SI possono rivendicare un risultato concreto: dal 2016 le importazioni di gas via gasdotto dalla Russia sono scese da quasi 160 miliardi di metri cubi nel 2021 a meno di 40 miliardi nel 2025. Il gas russo pesava per meno del 12 per cento delle importazioni UE nel 2025.
Kardaś osserva però che il gas resta solo una soluzione parziale al problema della sicurezza energetica europea, perché la dipendenza russa è stata in larga parte sostituita da gas naturale liquefatto proveniente da Stati Uniti e paesi del Golfo, spostando l’esposizione geopolitica senza eliminare la dipendenza dai combustibili fossili. Le infrastrutture messe in funzione oggi hanno una vita economica di venti-trent’anni, un orizzonte che rischia di superare l’obiettivo vincolante dell’Unione europea di neutralità climatica entro il 2050.
Il catalogo di investimenti presentato a Dubrovnik conferma la centralità del gas: cinque dei nove progetti energetici “di punta” riguardano il gas, mentre idrogeno, stoccaggio e interconnessioni di rete restano complementari. Su cinquantanove progetti energetici avviati dalla 3SI, i sei completati dal 2021 sono tutti legati al gas, inclusi il giacimento offshore rumeno di Neptun Deep — che dal 2027 farà della Romania il maggior produttore di gas dell’Unione europea — e l’espansione dei terminali GNL in Grecia, Polonia e Croazia.
Il rapporto sottolinea al tempo stesso il potenziale inespresso delle rinnovabili nella regione: gli Stati baltici hanno fissato un obiettivo di capacità offshore di 26,7 gigawatt entro il 2030, a fronte di un potenziale stimato di circa 93 gigawatt nel Mar Baltico contro meno di 5 gigawatt installati oggi. Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania stanno inoltre sviluppando programmi nucleari, con il primo reattore polacco atteso nel 2036.
Lo strumento indicato da Kardaś per correggere la rotta è il nuovo “fondo dei fondi” istituito all’ultimo vertice, che mette a disposizione almeno 2 miliardi di euro per infrastrutture regionali — il doppio del fondo precedente, chiuso a gennaio 2026 con poco meno di un miliardo. L’autore propone che il mandato d’investimento fissi quote minime destinate all’energia pulita ed escluda dall’ammissibilità nuove capacità di gas non abbattute, indirizzando così le risorse verso rinnovabili, stoccaggio, idrogeno e modernizzazione delle reti transfrontaliere.
Il commento di GrNet.it
Un cantiere infrastrutturale come Neptun Deep, pensato per entrare in produzione nel 2027 e restare operativo per decenni, racconta bene il dilemma temporale che l’analisi ECFR mette a fuoco: si costruisce oggi con un orizzonte tecnico che arriva ben oltre il 2050, anno in cui l’Unione europea si è impegnata alla neutralità climatica. Per un’area come quella dei Tre Mari, storicamente esposta alla leva energetica di Mosca, la scelta tra consolidare la sicurezza degli approvvigionamenti e accelerare sulle rinnovabili non è solo tecnica ma anche strategica, perché ogni euro vincolato al gas riduce il margine per infrastrutture elettriche più difficili da usare come strumento di pressione geopolitica. Il fondo da due miliardi citato nell’analisi è una leva reale ma modesta rispetto alla scala del problema, e la sua efficacia dipenderà dai vincoli di allocazione che i governi accetteranno di darsi. Per l’Italia, non membro della 3SI ma interlocutore energetico di diversi suoi Stati, l’esito di questo riequilibrio incide sulle rotte di approvvigionamento mediterranee e sulla competizione per gli investimenti in idrogeno e reti transfrontaliere.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 18 giugno 2026



