La guerra cognitiva: come l’Europa può difendere le menti dei suoi cittadini

Secondo un’analisi pubblicata dall’European Council on Foreign Relations (ECFR), l’Europa affronta una minaccia che va oltre i confini tradizionali e lo spazio aereo: la guerra cognitiva. Utilizzando propaganda, disinformazione e minacce ibride, attori ostili come Russia e Cina cercano di alterare percezioni, emozioni e comportamenti dei cittadini europei per seminare caos e indebolire la coesione continentale. L’architettura difensiva europea, tuttavia, rimane costruita per un’era precedente, caratterizzata da nemici chiari e campagne identificabili, rendendola vulnerabile a minacce diffuse e difficili da attribuire.
La velocità rappresenta il fattore critico. Analisi degli incidenti con droni russi in Polonia, Danimarca e Germania nell’autunno 2025 hanno rivelato un pattern ricorrente: entro 15-45 minuti dalla segnalazione di violazioni dello spazio aereo, narrative coordinate allineate con posizioni russe circolavano già attraverso outlet proxy e piattaforme di messaggistica come Telegram. Nel medesimo lasso di tempo, le autorità europee non avevano ancora emesso dichiarazioni ufficiali verificate. Quando la risposta istituzionale arrivava, la percezione pubblica era già consolidata attorno a versioni alternative degli eventi.
L’ECFR identifica tre meccanismi di risposta necessari. Primo, accelerare la reazione attraverso framework strutturati come DISARM, che classifichino tattiche e tecniche delle operazioni di influenza, permettendo alle istituzioni europee di riconoscere pattern e escalation in tempo reale anziché post-facto. Secondo, sviluppare un quadro di coordinamento che replichi il modello del Systemic Cyber Incident Coordination Framework già esistente nel settore finanziario, stabilendo protocolli condivisi tra autorità pubbliche e operatori di infrastrutture critiche, con punti di contatto designati e procedure di escalation verso livelli decisionali europei. Terzo, razionalizzare la risposta attraverso una visione operativa comune che connetta rilevamento e risposta a livello continentale, alimentando il processo decisionale di UE e NATO.
L’analisi sottolinea che le vulnerabilità regionali variano significativamente. Mentre il Hybrid Centre of Excellence di Helsinki affronta principalmente le dinamiche della flangia orientale europea, il Mediterraneo presenta pressioni distinte: manipolazione narrativa legata alla migrazione, vulnerabilità di infrastrutture energetiche e marittime, espansione di operazioni militari russe in Nord Africa e attività proxy del Cremlino in media che operano in spagnolo, francese e arabo. Analogamente, il Sud-Est europeo e i Balcani occidentali rimangono esposti a coercizione economica russa, dipendenze energetiche e manipolazione informativa coordinata, come evidenziato dalle recenti interferenze elettorali in Moldavia e Romania.
L’ECFR conclude che la diversità geografica e linguistica europea non deve rappresentare una debolezza strutturale, bensì una fonte di resilienza se adeguatamente coordinata. Con il ritiro degli Stati Uniti dal ruolo di alleato tradizionale, l’Europa deve sviluppare autosufficienza nella risposta alla guerra cognitiva, utilizzando l’UE per leva economica, la NATO per deterrenza, agenzie nazionali per interpretazione locale e società civile per resilienza. Questi strumenti esistono già; richiedono solo di essere connessi in un’architettura coerente.
L’analisi dell’ECFR coglie un aspetto che la dottrina NATO riconosce da tempo ma che gli apparati europei stentano ancora a operazionalizzare: la guerra cognitiva non è una dimensione secondaria del conflitto ibrido, ma il terreno principale dove si decide la coesione politica e la volontà di resistenza. Per l’Italia, membro di NATO e UE, il ritardo nella risposta coordinata rappresenta un rischio concreto, specialmente considerando le vulnerabilità del Mediterraneo e le interferenze documentate nei processi elettorali di paesi confinanti. La proposta di replicare il modello di coordinamento finanziario nel dominio cognitivo è pragmatica, ma richiede che Roma non rimanga passiva in attesa di decisioni europee: le agenzie italiane di sicurezza dovrebbero già mappare le operazioni di influenza russa e cinese nel nostro spazio informativo per alimentare una visione comune europea.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 11 maggio 2026




