Guardia di Finanza

Esterovestizione nell’e-commerce: scoperti oltre 3.000.000 di euro non dichiarati

Deferito l’amministratore di due società formalmente bulgare ma gestite dall’Italia, chiuse due partite IVA

Imperia, 6 novembre 2026. La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Imperia ha concluso un’indagine di polizia economico-finanziaria nei confronti di un soggetto economico esterovestito, attivo nel commercio on-line di prodotti elettronici. L’amministratore delle società è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per il reato di omessa dichiarazione.

Il meccanismo, secondo quanto ricostruito dai finanzieri, prevedeva la costituzione di due imprese, in continuità temporale tra loro, formalmente di diritto bulgaro ma fiscalmente collegate alla giurisdizione italiana. Le società erano state localizzate in Bulgaria attraverso una struttura giudicata artificiosa, ideata dalla persona fisica cui è riconducibile il meccanismo evasivo.

Nel corso degli accertamenti sono stati acquisiti elementi che, per entrambe le imprese e per tutti i periodi d’imposta controllati, collocano nel territorio dello Stato la sede di direzione effettiva, cioè il luogo in cui vengono assunte le decisioni strategiche, e la gestione ordinaria.

I verificatori del Gruppo di Imperia hanno tenuto conto dei principi unionali sulla libertà di stabilimento, sanciti dagli artt. 49 e 54 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Secondo il comunicato, la restrizione a tale libertà è giustificata solo nel caso di costruzioni «wholly artificial arrangements», cioè costruzioni puramente artificiose, finalizzate a eludere la normale imposta sugli utili generati da attività svolte sul territorio nazionale.

Le verifiche hanno riguardato anche la Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Bulgaria a Sofia nel 1988. Il testo richiamato stabilisce che le imprese si considerano residenti nello Stato in cui si trova la sede della loro direzione effettiva, con prevalenza sulla normativa nazionale in virtù degli artt. 10 e 117 della Costituzione, dell’art. 169 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) e dell’art. 75 del D.P.R. n. 600/1973.

Per ricostruire la vicenda, le Fiamme Gialle hanno acquisito informazioni dalla piattaforma Amazon e le hanno incrociate con i dati estratti, mediante acquisizione forense, dal computer personale dell’amministratore. Dal confronto è emersa, secondo il comunicato, la sussistenza di un caso di esterovestizione societaria: le imprese sarebbero state amministrate dall’Italia e formalmente localizzate all’estero per sottrarsi agli adempimenti previsti dall’ordinamento tributario italiano, con un trattamento fiscale più vantaggioso.

La ricostruzione della reale capacità contributiva ha permesso di determinare ricavi non dichiarati per oltre 3.000.000 di euro. L’esito degli accertamenti ha inoltre portato alla chiusura di due partite IVA, utilizzate per schermare redditi realmente conseguiti sul territorio nazionale.

Nel comunicato, la Guardia di Finanza richiama il danno che l’evasione fiscale provoca all’economia: distorce la concorrenza e l’allocazione delle risorse, mina il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato e penalizza le fasce sociali più deboli. In questo quadro, il Corpo rivendica un’azione «chirurgica» contro chi evade il fisco.

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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