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Come prepararsi a una presidenza Le Pen in Francia

Secondo un’analisi pubblicata dall’European Council on Foreign Relations, firmata da Célia Belin e Jeremy Cliffe, i governi europei devono prepararsi seriamente alla possibilità che Marine Le Pen diventi presidente della Francia, con conseguenze potenzialmente dirompenti per l’integrazione europea di Parigi.

Il 7 luglio la corte d’appello francese ha confermato la condanna di Le Pen per appropriazione indebita di fondi pubblici europei, ma ha ridotto la pena di ineleggibilità, aprendo la strada a una sua candidatura. La leader del Rassemblement National dovrebbe scontare un anno di arresti domiciliari con braccialetto elettronico, condizione che aveva sempre detto non avrebbe accettato in vista di una corsa elettorale. Ha però annunciato ricorso in Cassazione, la corte suprema francese, che sospende la pena fino a un verdetto atteso nel nuovo anno: fino ad allora Le Pen è libera da restrizioni e può riprendere la guida diretta del partito dal suo giovane delfino Jordan Bardella.

Gli autori osservano che l’ipotesi di un approccio più prudente di Bardella, capace di attenuare il radicalismo populista del partito, appare ora remota. Le Pen si presenta alla sua quarta campagna presidenziale come candidata esperta, nota all’elettorato francese fin da quando, nel 2011, ereditò la guida del partito (allora Front National) dal padre, avviando un percorso di normalizzazione dell’immagine. Il rapporto la descrive come una leader capace di combinare un registro empatico con un nazionalismo esplicito, incentrato sulla “priorità nazionale” per i cittadini francesi rispetto agli stranieri. I sondaggi la danno nettamente in vantaggio al primo turno e competitiva al secondo, leggermente avanti rispetto ai principali sfidanti centristi, pur con l’avvertenza che le elezioni presidenziali francesi hanno mostrato in passato ampia volatilità.

Il documento indica quattro linee guida per i responsabili politici europei. Primo, evitare di ricorrere a precedenti già noti: una presidenza Le Pen non sarebbe assimilabile né a Viktor Orban né a Giorgia Meloni, ma un fenomeno distinto, radicato nelle tradizioni politiche francesi. Secondo, comprendere a fondo il funzionamento interno del partito, che non ha mai governato a livello nazionale e si è evoluto nel tempo.

Terzo, ridimensionare le aspettative sulla flessibilità negoziale di una sua eventuale presidenza: a differenza di Bardella, Le Pen non ragiona in termini di alleanze con la destra politica più ampia, in Francia o in Europa, ma concepisce il Rassemblement National come movimento nazionale monolitico, oltre la distinzione destra-sinistra, dedicato all’autonomia francese. Collaborare con altri interlocutori le riuscirebbe quindi meno naturale. Quarto, gli autori invitano a mobilitare gli strumenti della diplomazia europea e internazionale: essendo la Francia uno degli Stati cardine dell’Unione europea, un suo allontanamento dal progetto comunitario avrebbe effetti fortemente destabilizzanti. Gestire una presidenza Le Pen richiederà secondo il rapporto una lettura chiara di dove la cooperazione resti possibile, citando come esempio elementi della difesa europea, e di dove invece si renderanno necessarie coalizioni di volenterosi capaci di aggirare Parigi.

Il commento di GrNet.it

Che cosa cambierebbe realmente per la difesa europea se all’Eliseo arrivasse Marine Le Pen? La risposta che si può trarre dall’analisi non è la rottura totale, ma la selettività: cooperazione possibile su singoli dossier della difesa europea, chiusura pressoché totale sull’impianto comunitario più ampio. Per l’Italia, che con la Francia condivide programmi industriali e un tratto di frontiera marittima nel Mediterraneo, questo significherebbe negoziare senza contare su un partner affidabile nelle sedi multilaterali, ma caso per caso, dossier per dossier. Roma dovrebbe quindi già oggi mappare quali progetti bilaterali con Parigi reggerebbero a una torsione sovranista dell’Eliseo e quali andrebbero invece ripensati su base di coalizioni ristrette. È un esercizio di previsione che nessun ministero della Difesa può permettersi di rimandare al giorno dopo il voto.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 9 luglio 2026

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