Chi eredita il ruolo di Kadyrov come megafono del Cremlino nel mondo islamico

Chi parlerà per Mosca al mondo musulmano quando Ramzan Kadyrov non potrà più farlo? È la domanda che struttura l’analisi pubblicata dal Royal United Services Institute (RUSI), firmata da Joe Morley-Davies, a partire dalle notizie ricorrenti sul deterioramento delle condizioni di salute del capo della Repubblica cecena, per il quale circolano diagnosi non confermate che vanno dall’insufficienza renale alla necrosi pancreatica.
Kadyrov, alla guida della Cecenia dal 2007 e definito da lui stesso “soldato di Putin”, si ricandiderà quasi certamente alle elezioni ufficialmente aperte il 23 giugno 2026 e previste per settembre, con l’assenso già espresso da Putin. Ma secondo l’autore la sua utilità di lungo periodo per il Cremlino è ormai compromessa: assenze pubbliche prolungate e la promozione accelerata di figli e familiari a incarichi di potere segnalerebbero la gravità della malattia.
Il testo colloca il ruolo di Kadyrov dentro la strategia russa di penetrazione nel Sud globale, area che ospita l’88% della popolazione mondiale e due terzi dei seggi dell’Assemblea generale dell’ONU, e in particolare nel mondo islamico, che costituisce il fianco meridionale della NATO tra Mediterraneo e Mar Rosso. I Paesi del Golfo vengono descritti come snodi finanziari ed energetici, oltre che piattaforme per aggirare le sanzioni: secondo Novaya Gazeta, dall’aprile 2025 media emiratini apparentemente indipendenti e società di comodo con sede negli Emirati Arabi Uniti ospitano le operazioni in lingua inglese di RT, aggirando i divieti europei.
Attraverso i suoi canali social, Kadyrov diffonde retorica anti-occidentale accostando la guerra in Ucraina al conflitto israelo-palestinese durante il biennio 2023-2025. Usando la scala di Ben Nimmo sulla diffusione dei contenuti, l’autore colloca la sua influenza al livello quattro, l’amplificazione mediatica di massa: esempi citati includono la popolarità di Kadyrov tra gli utenti indonesiani, la ripresa delle sue dichiarazioni da parte dell’ambasciata russa a Giacarta e la loro pubblicazione su testate come Tribun Timur, con circa 36 milioni di lettori a gennaio 2026.
Sul fronte della successione, il rapporto esamina quattro candidati: i figli di Kadyrov, Akhmat e Adam, esclusi per età dalla carica suprema; Adam Delimkhanov, deputato alla Duma con legami stretti con i servizi speciali russi; Magomed Daudov, attuale primo ministro ceceno; e Apti Alaudinov, comandante delle forze speciali Akhmat, indicato da fonti come Novaya Gazeta e DW come il favorito del Cremlino. Un’alternativa, secondo l’analista Alex Petric di Janes, è che Mosca rinunci a un successore identico e riaffermi il controllo statale diretto, come già avvenuto dopo l’ammutinamento del gruppo Wagner nel giugno 2023, con figure come Rustam Minnikhanov, capo della Repubblica del Tatarstan, o il generale Yunus-Bek Yevkurov, viceministro della Difesa.
La conclusione del rapporto è che Kadyrov resta un tassello di un ecosistema più ampio, fatto di media statali, reti diplomatiche e profili artificiali, capace di sopravvivere alla sua scomparsa: per contrastarlo, RUSI raccomanda investimenti in campagne in lingua locale, pressione legale e finanziaria sugli attori russi e messaggi mirati sui trascorsi di Mosca nei confronti delle popolazioni musulmane.
Il commento di GrNet.it
Un ufficiale ceceno di trent’anni che eredita il fucile e i social del padre-padrone, ma non ancora la poltrona: è l’immagine che l’analisi di RUSI restituisce con maggiore forza, e che segnala quanto il potere personalistico ceceno resti comunque subordinato ai tempi costituzionali e agli equilibri di Mosca. Per l’Italia, che presidia il fianco sud della NATO e osserva da vicino i flussi di narrativa filorussa nel Mediterraneo allargato, la lezione operativa riguarda meno la singola figura di Kadyrov e più la rete che lo sostiene: ambasciate, media statali, account artificiali. Contrastare un nodo di questa rete senza intervenire sugli altri produce effetti marginali, come dimostra la rapida riconversione del gruppo Wagner in Africa Corps dopo il 2023. Resta da capire quanto le strutture italiane di comunicazione strategica, spesso meno strutturate di quelle britanniche o baltiche, siano attrezzate per seguire con continuità attori di secondo piano come questi, prima che assumano peso.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 2 luglio 2026



