Un terzo polo economico contro la polarizzazione USA-Cina: la proposta di Chatham House
Circa due terzi dei paesi del mondo si trovano oggi a navigare tra le pressioni di Washington e quelle di Pechino senza un formato istituzionale che ne tuteli gli interessi collettivi. È da questa premessa che muove il nuovo rapporto di Chatham House, Saving global economic governance from the ‘Trump shock’, discusso nell’ultimo episodio del podcast Independent Thinking, pubblicato il 5 giugno 2026.
La tesi centrale è quella di costruire un «terzo polo» — un’alleanza economica internazionale che non si opponga militarmente né agli Stati Uniti né alla Cina, ma che difenda l’architettura di regole multilaterali su cui si regge il commercio, la finanza e la governance economica globale. L’autore del rapporto è Creon Butler, direttore del Global Economy and Finance Programme di Chatham House, che ne discute con Laurel Rapp, direttrice del US and North America Programme, e con Grégoire Roos, direttore dei programmi Europe e Russia and Eurasia.
Il punto di partenza è lo shock impresso dall’amministrazione Trump al sistema di governance economica internazionale: dazi, ritiro da accordi multilaterali, pressioni bilaterali. Ma il rapporto non si limita a diagnosticare il danno; propone una risposta strutturata. L’ipotesi è che un gruppo di paesi — non necessariamente omogenei per sistema politico — possa coordinarsi per preservare norme condivise in materia di scambi commerciali, investimenti e standard regolatori, sottraendosi alla logica del blocco contrapposto.
Gli autori affrontano tre domande operative: come funzionerebbe concretamente un simile blocco economico; chi avrebbe la capacità e la volontà politica di costruirlo; e come reagirebbero Stati Uniti e Cina — anche in uno scenario post-Trump — a una coalizione che sfida esplicitamente il loro duopolio.
Sul primo punto, il rapporto non delinea un’organizzazione formale sul modello dell’Organizzazione mondiale del commercio, OMC, ma piuttosto un formato flessibile di coordinamento tra economie che condividono l’interesse a mantenere regole prevedibili. Sul secondo, la discussione nel podcast lascia aperta la questione di quali paesi europei, asiatici o del Sud globale abbiano la massa critica e la coerenza interna per assumere un ruolo guida. Sul terzo, i ricercatori riconoscono che sia Washington sia Pechino tenderebbero a interpretare un simile polo come una minaccia alla propria influenza, indipendentemente dall’orientamento dell’amministrazione americana in carica.
Il podcast è condotto da Laurel Rapp in sostituzione della direttrice di Chatham House, Bronwen Maddox, che di norma ospita Independent Thinking. Il formato è quello di una conversazione tra esperti interni al think tank, senza ospiti esterni.
Il rapporto completo è disponibile sul sito di Chatham House nella sezione dedicata alla governance economica globale.
Il commento di GrNet.it
La dottrina della «terza via» in politica economica internazionale ha precedenti storici poco incoraggianti: il Movimento dei Non Allineati nacque con ambizioni simili durante la Guerra Fredda e si rivelò più efficace come piattaforma retorica che come strumento di governance effettiva. La proposta di Chatham House è più circoscritta — si concentra sulle regole economiche, non sulla neutralità politica — ma il problema strutturale rimane: un polo senza capacità coercitiva propria dipende dalla coesione interna dei suoi membri, che tende a sgretolarsi non appena uno dei due grandi offre condizioni bilaterali vantaggiose. Per l’Italia, inserita nella NATO e nell’Unione Europea, la domanda rilevante è se un simile formato si sovrapporrebbe o si coordinerebbe con i meccanismi di autonomia strategica europea già in discussione a Bruxelles. La risposta non è scontata, e il rapporto — almeno nella versione discussa nel podcast — non sembra affrontarla direttamente.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 5 giugno 2026




