Frode fiscale da 1,5 miliardi: 190 denunciati nell’operazione “China Express”

La Guardia di Finanza di Savona smantella una rete internazionale di false fatture nel settore dell’abbigliamento. Sequestrati 7 milioni di euro in beni e liquidità.
Savona, 29 luglio 2026 – La Guardia di Finanza di Savona ha concluso un’operazione contro una frode fiscale internazionale che ha coinvolto 190 persone denunciate e circa 200 società. L’indagine, denominata «China Express», ha portato al sequestro di immobili, autoveicoli, liquidità e preziosi per un valore complessivo di 7 milioni di euro, oltre al recupero a tassazione di 120 milioni di euro. Sono state inoltre cessate d’ufficio 105 partite Iva.
L’operazione è scaturita da una verifica fiscale nei confronti di un centro estetico di Albenga gestito da un imprenditore di origine cinese. Nonostante privo di magazzino, dipendenti e capacità economiche, aveva emesso fatture per la vendita di abbigliamento all’ingrosso a 204 società in tutta Italia e all’estero per circa 20 milioni di euro. L’imprenditore è stato denunciato per emissione di fatture per operazioni inesistenti e distruzione della contabilità.
Le indagini hanno rivelato un sistema articolato: numerose imprese nel settore dell’abbigliamento e della bigiotteria annotavano in contabilità fatture false caratterizzate da descrizioni vaghe come «Shoes», «Bijoux» o «Jeans», senza indicare quantità, prezzo o modello. Attraverso queste fatture fittizie, gli utilizzatori ottenevano vantaggi fiscali mediante la deduzione dei costi e la detrazione dell’Iva, oltre a vantaggi commerciali acquistando in nero dai fornitori reali a prezzi convenienti per poi rivendere a prezzi artificialmente competitivi.
Le società sequestrate hanno movimentato volumi d’affari di circa 700 milioni di euro tra il 2017 e il 2025. Complessivamente, le somme movimentate dalle società segnalate ammontano a circa 1,5 miliardi di euro. Le ispezioni fiscali hanno contestato basi imponibili evase per circa 116 milioni di euro.
L’indagine ha accertato che molte aziende erano intestate a «prestanome» che non parlavano italiano e non possedevano competenze imprenditoriali. I veri amministratori, spesso formalmente dipendenti o estranei alle società, controllavano i conti correnti e disponevano di significativi beni mobili e immobili. Un caso emblematico riguarda un quarantenne cinese residente a Milano, titolare di una decina di società, sui cui conti sono stati rinvenuti circa 6 milioni di euro. Un altro caso vede un’impresa intestata a una sessantenne cinese assente dall’Italia dal 2022, i cui autoveicoli di lusso Audi e Tesla venivano utilizzati quotidianamente da un nucleo familiare formalmente estraneo all’azienda.
Il Gip ha emesso sequestri preventivi per equivalente nei confronti di 22 imprenditori, principalmente di origine cinese, operanti in 14 regioni. I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie liquide, azioni, quote sociali e polizze assicurative per oltre un milione di euro; preziosi e gioielli di lusso (Patek Philippe, Van Cleef e Arpels, Hermès, Chanel, Delvaux, Gucci, Prada) per circa 500 mila euro; 8 immobili di lusso tra cui un appartamento nel «Bosco verticale» di Milano, una villa con piscina a Guidonia Montecelio, un attico con piscina all’Eur di Roma, per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro.
Sono state inoltre cessate d’ufficio 105 partite Iva caratterizzate da plurime irregolarità amministrativo-tributarie, molte delle quali società «apri e chiudi» intestate a prestanome, gravate da ingenti debiti, prive di magazzino e il cui unico scopo era l’emissione di fatture false dietro compenso.




