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Sazan e Vlora, il resort di Kushner e i limiti dello sviluppo albanese

«L’Albania non è in vendita»: con questo slogan, la scorsa settimana, migliaia di manifestanti hanno riempito le strade di Tirana brandendo fenicotteri gonfiabili, per protestare contro il progetto di un resort di lusso promosso da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, sull’isola di Sazan e sulla costa di Zvërnec, vicino Vlora. Lo riferisce un commento pubblicato da Chatham House, che osserva come l’area, in gran parte incontaminata, ospiti fenicotteri, oltre duecento specie di uccelli migratori, foche monache mediterranee e tartarughe marine nidificanti. Le proteste sono durate diversi giorni ed è stato riferito anche di manifestazioni di solidarietà a Londra e in altre capitali europee.

Secondo il think tank, può sorprendere che un progetto turistico in un’area periferica dell’Albania abbia generato una mobilitazione tanto ampia. Parte della spiegazione risiede nel coinvolgimento diretto di Kushner, come ha sostenuto lo stesso premier Edi Rama nel difendere il progetto pubblicamente. Ma la protesta, sottolinea l’analisi, pone una questione più ampia: quanta parte del patrimonio ambientale e naturale di un paese debba essere sacrificata in nome della crescita economica.

Per il governo di Rama, l’attrattiva dell’iniziativa, sostenuta anche da investitori qatarioti e locali, è evidente: l’Albania cerca da decenni investimenti diretti esteri di quella portata che gli stati europei più ricchi danno per scontati. Modifiche controverse alla legge sulle aree protette, introdotte nel 2024, hanno aperto la strada a nuovi sviluppi turistici, ampliando un settore già più che triplicato nell’ultimo decennio. Casi analoghi vengono citati sul Mar Rosso egiziano e sulla costa adriatica del Montenegro, dove i grandi progetti turistici sono presentati come volano di occupazione e crescita regionale, e dove, nel caso montenegrino, si legano anche all’obiettivo dell’adesione all’Unione europea.

Chatham House osserva che le stesse caratteristiche che rendono l’Albania attraente per gli investitori, litorale poco sviluppato, biodiversità, eterogeneità ecologica, sono alla base dell’opposizione interna e internazionale: si tratta di ecosistemi funzionali che sostengono la pesca, proteggono dall’erosione costiera, immagazzinano carbonio e garantiscono resilienza climatica in una regione già soggetta a temperature in aumento, stress idrico ed eventi estremi.

La vicenda si inserisce inoltre in una collocazione geopolitica complessa: l’Albania è membro NATO e paese candidato all’adesione UE, integrata nelle strutture di sicurezza occidentali ma ancora fuori dal quadro economico e regolatorio europeo, in cerca di un’integrazione più profonda con l’Europa pur mantenendo legami stretti con gli Stati Uniti. Questo doppio orientamento, nota il think tank, colloca la governance ambientale dentro dinamiche geopolitiche, poiché l’accesso a investimenti, relazioni commerciali e credibilità internazionale dipende sempre più dalla gestione dei rischi climatici e della biodiversità.

Secondo l’analisi, la disputa sulla costa albanese non riguarda dunque un singolo progetto immobiliare, ma l’evoluzione del modello di sviluppo del paese in condizioni di vincolo ecologico e competizione geopolitica, e la questione di chi decida sull’uso di beni naturali strategici e nell’interesse di chi.

Il commento di GrNet.it

Un’isola militare dismessa come Sazan, già base della marina italiana in epoca fascista e poi struttura strategica albanese fino agli anni Duemila, che diventa terreno di un resort a marchio Trump dice quanto la logica degli investimenti geopolitici abbia sostituito quella della pianificazione territoriale ordinaria. Per l’Italia, primo partner commerciale ed energetico dell’Albania e paese che nell’Adriatico meridionale ha interessi di sicurezza marittima non secondari, la vicenda merita attenzione oltre la cronaca delle proteste. La contrapposizione tra apertura agli investimenti esteri e tutela di aree costiere sensibili non è un problema soltanto tiranese: riguarda l’intero fronte adriatico-ionico, dove sviluppo turistico, rotte energetiche e presenza militare NATO si sovrappongono sullo stesso spazio marittimo. Resta da vedere se Tirana troverà un equilibrio regolatorio credibile o se il caso Kushner diventerà un precedente scomodo per altri governi della regione.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 12 giugno 2026

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