NATOOsservatorio Strategico

Londra promette da un anno un dialogo pubblico sulla difesa che non arriva mai

A pochi giorni dal vertice NATO, Keir Starmer presenta il Defence Investment Plan (DIP), il documento che fissa le priorità di spesa militare britannica per gli anni a venire. Tra i suoi punti figura un impegno che suona familiare: avviare una «campagna di conversazione nazionale su difesa e sicurezza». Lo segnala un commento di Chatham House, che nota come questa promessa fosse già contenuta, parola per parola, nella Strategic Defence Review (SDR) del 2025.

La SDR aveva previsto un programma biennale di incontri pubblici in tutto il Regno Unito, pensati per spiegare ai cittadini le minacce correnti e le tendenze future. A distanza di un anno, secondo l’analisi, questo percorso non è mai partito. Nel frattempo i servizi di intelligence britannici hanno segnalato un’intensificazione di sabotaggi russi, ricognizioni ostili, attacchi informatici e campagne di disinformazione contro un Paese descritto come bersaglio prioritario e obiettivo vulnerabile.

Il documento richiama la dottrina NATO e britannica sulle minacce ibride, che attribuisce alla comunicazione strategica un ruolo proattivo centrale: una popolazione informata può riconoscere le minacce e ridurne l’impatto, agendo come deterrente. Il problema, per Chatham House, è che il governo britannico si trova tra i meno fidati nell’area OCSE secondo i sondaggi del 2024, e proprio la conversazione nazionale viene indicata come strumento potenziale per ricostruire fiducia, coinvolgendo il pubblico nel processo decisionale invece di limitarsi a comunicazioni unilaterali.

L’analisi richiama accuse rivolte al governo di una cultura del segreto definita «staliniana», alimentata dal timore di panico pubblico o dalla volontà di controllare la narrazione sulle minacce. Trattenere informazioni, però, rischia di produrre l’effetto opposto se i cittadini percepiscono più trasparenza nei governi alleati o nei media indipendenti rispetto alle fonti ufficiali. Una conversazione nazionale più credibile aiuterebbe inoltre a ottenere consenso per l’aumento della spesa per la difesa previsto dal DIP, che richiederà tagli altrove, aumenti fiscali o maggiore indebitamento.

Sul ruolo che la società civile dovrebbe giocare, Fiona Hill, co-autrice della SDR, ha segnalato che le organizzazioni di soccorso civile percepiscono l’assenza di un via libera dall’alto e una sensazione di inazione nella pianificazione delle risposte alle emergenze, senza un ministro responsabile chiaramente individuato.

La SDR chiedeva anche di contrastare le minacce all’integrità dell’informazione come componente critica della coesione nazionale, in un contesto di disordini violenti registrati ogni estate dal 2024, alimentati da disinformazione su piattaforme come X e Facebook. Alcuni Paesi nordici, ricorda Chatham House, hanno sviluppato iniziative di alfabetizzazione mediatica tramite organizzazioni civiche in Finlandia e Svezia, mentre il Regno Unito ha adottato finora misure limitate, concentrate sui genitori più che su una coalizione civica ampia. Il Centro di eccellenza europeo per il contrasto alle minacce ibride raccomanda un approccio whole-of-government che leghi resilienza sociale, infrastrutture ed economia, sul modello della Zeitenwende tedesca avviata nel 2022.

Il commento di GrNet.it

L’analisi non affronta con sufficiente peso un punto che per l’Italia è centrale: senza un ministro o una struttura di coordinamento con titolarità politica chiara, anche il miglior piano di comunicazione resta un esercizio di intenzioni, come dimostra il caso britannico dove a un anno di distanza dalla Strategic Defence Review il via libera alle organizzazioni di soccorso civile ancora non c’è. In Italia il tema della resilienza sociale come cornice organizzativa di politiche disparate — dalla protezione civile alla cybersicurezza — resta frammentato tra amministrazioni diverse, senza un equivalente della Zeitenwende tedesca che tenga insieme investimento militare e infrastrutture. Il nodo della fiducia pubblica, sollevato da Chatham House per il caso britannico, si pone in termini analoghi anche a Roma, dove la cultura della riservatezza sulle minacce ibride convive con un’opinione pubblica poco abituata a un linguaggio esplicito sulla difesa. La domanda di fondo, che vale per Londra come per Roma, è se un governo possa chiedere sacrifici di spesa senza prima spiegare in modo credibile perché servono.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 3 luglio 2026

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