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Sondaggio Common Defense: 48% dei militari in servizio contrario alla guerra con l’Iran

Secondo un articolo di Blaise Malley per Responsible Statecraft (Quincy Institute), il 48% dei militari statunitensi in servizio attivo si oppone all’impiego delle forze armate nella guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il dato viene da un sondaggio realizzato da Change Research per Common Defense e rappresenta una pluralità relativa, non una maggioranza assoluta.

L’indagine è stata condotta tra il 15 e il 28 settembre su tre gruppi: 156 persone in servizio, 431 veterani e 144 familiari stretti di militari in servizio attivo. Common Defense è un’organizzazione guidata da veterani, orientata a politiche progressiste e schierata a sostegno di candidati democratici.

La composizione politica del campione è meno univoca di quanto la matrice del committente lasci supporre. Il 47% dei rispondenti si definisce repubblicano, il 35% democratico e quasi il 20% «indipendente puro». Tra i repubblicani l’Operazione Epic Fury raccoglie un consenso di 77% contro 16%, ma l’opposizione schiacciante di democratici e indipendenti porta il totale a 49% di contrari e 44% di favorevoli.

Le differenze tra i sottogruppi sono nette. I veterani sono i più favorevoli al conflitto, con il 53% a sostegno e il 44% contro. I militari in servizio sono contrari con uno scarto di 16 punti, i familiari con uno scarto di 38 punti.

Nel fine settimana, durante un town hall della CBS News, il vicepresidente JD Vance ha ricevuto le domande di Joey Amor, marito di Nicole Amor, una delle sei soldatesse e soldati statunitensi uccisi da un attacco iraniano contro una base militare in Kuwait nei primi giorni della guerra. Amor ha parlato di «fallimenti fondamentali» e di una carenza di leadership, chiedendo come l’amministrazione intenda chiamare i responsabili a risponderne. Vance ha replicato che era «letteralmente la prima volta» che ne sentiva parlare e si è impegnato ad accertare che cosa sia accaduto e che cosa si possa fare meglio.

Tra le priorità che il Congresso dovrebbe indagare, il 55% dei rispondenti ha indicato la durata dei dispiegamenti e la salute, la sicurezza e il benessere delle truppe durante la guerra con l’Iran. È la seconda risposta più frequente, dopo l’accesso della Cina alla catena di approvvigionamento statunitense.

Il sondaggio ha toccato anche altri impieghi dello strumento militare. Una pluralità dei rispondenti è contraria all’uso delle forze armate per compiti di polizia interna e all’assistenza ai militari israeliani nelle guerre regionali. Sul dispiegamento statunitense a sostegno degli obiettivi militari di Israele a Gaza e in Libano i contrari sono il 53% e i favorevoli il 38%. Una maggioranza approva invece i attacchi alle imbarcazioni dei trafficanti di droga nei Caraibi e i dispiegamenti al confine.

Sulle domande più esplicitamente politiche, come il gradimento del presidente Donald Trump e del segretario alla Difesa Pete Hegseth, le opinioni risultano divise. Fa eccezione il personale in servizio attivo, in larga maggioranza sfavorevole a entrambi. Quasi l’80% concorda che veterani e famiglie dei militari siano «lasciati indietro da politici e società», contro un 15% in disaccordo. Una maggioranza ritiene che l’amministrazione Trump danneggi, anziché migliorare, la percezione pubblica delle forze armate, e la maggioranza dei militari in servizio nega che il morale sia migliore degli anni precedenti.

Naveed Shah, veterano dell’esercito e direttore politico di Common Defense, ha osservato che anche in un campione più anziano, più bianco e più conservatore del paese due terzi dei votanti con legami militari giudicano le decisioni sulle truppe dettate dalla politica e non dalla prontezza operativa. L’articolo ricorda infine che un recente sondaggio sull’opinione pubblica colloca la guerra con l’Iran tra le preoccupazioni principali degli elettori in vista delle elezioni di metà mandato.

Il commento di GrNet.it

Quanto può dirci un sondaggio che interroga 156 militari in servizio, commissionato da un’organizzazione dichiaratamente di parte? Poco sul piano statistico, e lo stesso articolo ne segnala i limiti di composizione; di più sul piano qualitativo, perché la durata dei dispiegamenti e le condizioni delle truppe compaiono tra le priorità indicate dai rispondenti. Sono questioni di sostenibilità dello strumento militare, che per qualsiasi forza armata, italiana compresa, precedono il consenso politico sulla missione. Resterebbe da capire se il dato sul morale, riferito dai soli militari in servizio, trovi conferma in rilevazioni indipendenti dal committente.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 20 ottobre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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