Polizia Penitenziaria

Casal del Marmo, visita sindacale saltata dopo la richiesta di identificazione

Il Sappe denuncia l’episodio al capo del Dipartimento giustizia minorile e al sottosegretario Ostellari

Roma, 28 ottobre 2026. Una visita sindacale regolarmente autorizzata è saltata questa mattina nell’Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo, a Roma, dopo una controversia sull’identificazione dei componenti della delegazione. A denunciarlo è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), prima organizzazione sindacale del Corpo, con una rappresentatività prossima al 30 per cento del personale. Il sindacato esprime profondo rammarico per quanto accaduto.

La delegazione, guidata dal segretario generale Donato Capece e composta dal segretario generale aggiunto Giovanni Battista de Blasis, dal segretario nazionale Somma e dai dirigenti sindacali Catania, Bucaida e Procaccini, si era presentata all’ingresso dell’istituto per incontrare il personale e verificare le condizioni lavorative e operative. Secondo quanto riferito dai componenti, subito dopo l’accesso alla portineria, il direttore e un funzionario della Polizia Penitenziaria in uniforme hanno subordinato il proseguimento della visita alla preventiva identificazione di tutti i presenti.

La richiesta ha suscitato le perplessità dei dirigenti sindacali, che hanno fatto notare come l’identità dei componenti fosse già nota ai responsabili dell’istituto, anche per via della preventiva autorizzazione e perché uno dei rappresentanti presta servizio proprio a Casal del Marmo. Ne è scaturito un confronto acceso. Secondo la ricostruzione del Sappe, il funzionario avrebbe ribadito più volte la necessità dell’identificazione, accompagnandola con l’affermazione che l’istituto fosse «casa sua».

Un’espressione ritenuta inopportuna dai rappresentanti sindacali, che hanno sottolineato come un istituto penitenziario sia una struttura dello Stato, affidata alla responsabilità di chi ne garantisce il corretto funzionamento nel rispetto delle disposizioni vigenti, delle competenze istituzionali e delle prerogative riconosciute alle organizzazioni sindacali.

Il sindacato precisa di non mettere in discussione il principio secondo cui l’accesso agli istituti penitenziari debba avvenire nel rispetto delle procedure di sicurezza. Ritiene però che ogni adempimento debba ispirarsi a ragionevolezza, proporzionalità e correttezza istituzionale. Nel caso specifico, la richiesta di identificazione, reiterata nei confronti di persone già conosciute, è stata percepita come una condizione ingiustificatamente mortificante, anche per le modalità con cui è stata formulata.

Preso atto dell’impossibilità di superare il contrasto, il segretario generale Capece ha deciso, insieme agli altri componenti della delegazione, di rinunciare alla visita e lasciare l’istituto. Una decisione assunta, spiega il sindacato, per evitare un ulteriore deterioramento del confronto. Il Sappe considera preoccupante che una visita autorizzata non abbia potuto svolgersi a causa di una controversia sulle modalità di accesso.

«Non chiediamo privilegi né deroghe alle disposizioni di sicurezza. Chiediamo semplicemente che le regole siano applicate con equilibrio, buon senso e rispetto reciproco. Non possiamo però accettare che una visita regolarmente autorizzata si concluda senza neppure poter incontrare i colleghi», sottolinea Capece.

Il segretario generale ha informato dell’accaduto il capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, e il sottosegretario di Stato alla Giustizia con delega alla giustizia minorile, Andrea Ostellari, affinché siano valutate le circostanze dell’episodio e le eventuali iniziative di competenza. «Gli istituti penitenziari non sono luoghi di appartenenza personale, ma articolazioni dello Stato nelle quali ciascuno esercita le proprie funzioni nell’ambito delle competenze attribuitegli», aggiunge Capece.

Il Sappe auspica un tempestivo chiarimento da parte dei vertici dipartimentali, per evitare il ripetersi di episodi analoghi e garantire che le visite sindacali regolarmente autorizzate si svolgano in un clima di reciproco rispetto. Il sindacato si riserva di valutare ogni ulteriore iniziativa consentita dall’ordinamento, qualora dagli approfondimenti emergessero comportamenti non conformi ai principi che regolano i rapporti tra Amministrazione e rappresentanze del personale.

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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