Polizia Penitenziaria

Carceri, il SAPPE risponde a De Lucia: «Le radici del problema sono politiche»

Il sindacato della Polizia Penitenziaria non si sente offeso dalle dichiarazioni del procuratore di Palermo, ma chiede riforme strutturali e investimenti per il Corpo

Roma, 25 luglio 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) risponde alle dichiarazioni del procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia sull’emergenza carceraria e l’influenza della criminalità organizzata negli istituti penitenziari. Secondo il segretario generale Donato Capece, le parole del magistrato non rappresentano un’offesa al Corpo, ma riflettono problemi radicati nelle scelte politico-amministrative degli anni passati.

«Noi sappiamo bene cosa fanno le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria tutti i giorni nelle sezioni detentive», afferma Capece. «Le dichiarazioni del procuratore non possono rappresentare un’offesa al Corpo. Sostenere il contrario significa non conoscere la storia recente del sistema penitenziario italiano e le scelte che, nel tempo, ne hanno profondamente compromesso gli equilibri».

Il SAPPE sottolinea come decisioni politiche adottate negli anni abbiano modificato radicalmente i modelli organizzativi e i circuiti penitenziari, rendendo sempre più difficile il lavoro degli agenti. Secondo il sindacato, il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente sulle condizioni dei detenuti, mentre troppo poco spazio viene riservato alle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria. «Gli eroi silenziosi continuano a pagare il prezzo di un sistema che scarica sulle loro spalle tutte le contraddizioni del carcere italiano», sostiene Capece.

Il SAPPE denuncia che il personale in uniforme subisce quotidianamente aggressioni, minacce e violenze, mentre il dibattito pubblico si concentra su altre priorità. Il sindacato chiede una profonda riforma dell’esecuzione penale, dotazione completa di body-cam, tecnologie moderne e rafforzamento degli organici.

Tra le criticità evidenziate dal SAPPE figurano l’abolizione della sanità penitenziaria interna, l’introduzione della vigilanza dinamica e delle celle aperte, la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e la loro sostituzione con le REMS, strutture ritenute numericamente insufficienti. «La Polizia Penitenziaria continua a rappresentare un presidio fondamentale dello Stato», conclude Capece, «ma le competenze del Corpo meritano di essere valorizzate con scelte politiche coraggiose e investimenti concreti».

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