Guardia di Finanza

Caporalato in agricoltura a Trento, sequestrati 790.514 euro

Indagati un imprenditore agricolo e cinque familiari: 84 lavoratori sfruttati tra il 2018 e il 2024

Trento, 21 ottobre 2026. I finanzieri del Comando provinciale di Trento hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per 790.514 euro, emesso dal gip del Tribunale di Trento su richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento riguarda un imprenditore trentino e altri cinque sodali, indiziati di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro e alla truffa.

L’indagine è stata condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Trento insieme al Servizio Lavoro della Provincia autonoma di Trento, sotto l’egida dell’Autorità giudiziaria. Secondo la ricostruzione, il sodalizio era composto da un imprenditore agricolo locale e da cinque familiari, quattro dei quali di nazionalità marocchina. Dal 2018 al 2024 avrebbe sfruttato lavoratori, perlopiù extracomunitari, entrati in Italia con le procedure del cosiddetto «Decreto flussi».

Nel mirino sono finiti 84 lavoratori provenienti da Marocco, Romania, India, Nigeria, Pakistan e Camerun, impiegati nella raccolta di piccoli frutti e in tutte le attività connesse. Assunti con contratti stagionali, sarebbero stati costantemente sovra-impiegati, fino a 250 ore mensili in più rispetto a quelle previste dalla legge. Per ogni ora, ordinaria o straordinaria, sarebbe stato corrisposto un importo notevolmente inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale.

Le paghe, già esigue, sarebbero state ulteriormente decurtate per le spese quotidiane. Gli indagati avrebbero chiesto 3 euro a notte per l’alloggio, 100 euro una tantum per la fornitura di una coperta e un cuscino e 5 euro di carburante ogni volta che i lavoratori dovevano fare la spesa con un’auto degli indagati. Gli alloggi erano abitazioni fatiscenti, prive dei minimi requisiti igienico-sanitari e sovraffollate, tanto da non garantire spazi sufficienti per riporre gli effetti personali.

Secondo gli investigatori, i lavoratori si trovavano in una condizione di particolare vulnerabilità: scarsa conoscenza della lingua italiana, assenza di alternative di lavoro e necessità di garantire un reddito per il sostentamento proprio e della famiglia. Il vantaggio patrimoniale conseguito dagli indagati e dalle due aziende agricole a essi riconducibili, pari al risparmio sulle retribuzioni non corrisposte e sui contributi previdenziali e assistenziali non versati, è stato quantificato in 753.014,00 euro.

Le indagini hanno inoltre accertato condotte di truffa aggravata ai danni di nove cittadini di nazionalità marocchina, che avrebbero versato agli indagati complessivamente 37.500,00 euro. Alle vittime era stato fatto credere di dover pagare somme per ottenere la conversione del titolo di soggiorno, dal permesso per lavoro stagionale, limitato nel tempo, a quello per lavoro subordinato. La procedura, gratuita secondo il Decreto flussi, sarebbe costata ai lavoratori tra 4.000 e 5.000 euro. In caso di mancato pagamento, gli indagati avrebbero prospettato la perdita del lavoro, dell’alloggio e della possibilità di restare regolarmente sul territorio nazionale.

Il Tribunale di Trento, in accordo con le ricostruzioni dei finanzieri e degli ispettori della Provincia, ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca, anche per equivalente, dell’importo di 790.514,00 euro, considerato profitto dei reati di truffa aggravata e sfruttamento del lavoro. Il provvedimento è stato richiesto dalla Procura della Repubblica, che ha autorizzato la diffusione del comunicato.

Secondo quanto comunicato, l’attività si inserisce nelle indagini delegate dall’Autorità giudiziaria per contrastare il caporalato in agricoltura e tutelare la salute e la dignità dei lavoratori.

Video del comunicato

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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