Mosca non ha evitato la mobilitazione, l’ha resa un sistema permanente

Ha davvero Mosca evitato una nuova mobilitazione dopo quella parziale del 2022? Secondo un’analisi di Zoe Neiman per il Royal United Services Institute (RUSI), la domanda è mal posta: il Cremlino non ha risolto il problema del reclutamento, lo ha trasformato da evento politico visibile in processo permanente, decentrato ai governi regionali e indirizzato verso i cittadini meno in grado di rifiutarsi.
Il decreto del 21 settembre 2022 che dichiarava la mobilitazione parziale, richiamando circa 300.000 riservisti, non è mai stato formalmente revocato. Gli uomini richiamati allora non possono essere congedati fino a una cessazione formale della mobilitazione, salvo motivi limitati come gravi problemi di salute o detenzione. Dal primo gennaio 2026 la coscrizione è diventata un processo amministrativo annuale, con un obiettivo di 261.000 coscritti; nel dicembre 2025 Putin ha inoltre firmato un decreto per richiamare i riservisti all’addestramento.
Fino ad ora il motore del sistema è stato il denaro più che la coercizione. Il servizio a contratto, remunerato con bonus che superano ampiamente i salari medi nelle regioni più povere, ha riempito le file senza toccare la riserva. Il modello, tuttavia, sta diventando oneroso: i dati di bilancio federale indicano circa 71.000 soldati a contratto nel primo trimestre 2026, il dato più basso degli ultimi tre anni e circa il 20 per cento in meno su base annua, mentre il pagamento medio di ingaggio ha raggiunto la cifra record di 1,47 milioni di rubli in marzo. Rispetto all’obiettivo di reclutamento 2026 di circa 409.000 unità, il ritmo raggiunto equivale a circa il 70 per cento del necessario.
La coercizione, sottolinea Neiman, si concentra dove i bilanci regionali sono più sottili. Detenzioni forzate e pressioni per firmare contratti con il ministero della Difesa sono state documentate in almeno 17 regioni, con un’intensificazione nell’estate. A Penza gli attivisti descrivono retate della polizia nei luoghi di lavoro, con episodi simili a Ulyanovsk e Rostov. Dipendenti pubblici e reclutatori privati devono trovare da 20 a 30 uomini al mese, con premi per chi supera gli obiettivi e sanzioni per chi non li raggiunge; il bersaglio privilegiato sono uomini vulnerabili per debiti, procedimenti penali o dipendenze.
Il rapporto individua anche una dimensione esterna al confine russo: oltre 1.400 cittadini africani sono stati verificati in servizio nelle forze russe, l’intelligence keniota ne ha segnalati oltre 1.000, alcuni attirati con la promessa di lavori civili, mentre circa 11.000 soldati nordcoreani erano nell’oblast di Kursk all’inizio del 2026. Numericamente marginali rispetto all’obiettivo di 409.000 reclute, questi canali offrono al Cremlino manodopera aggiuntiva senza concentrare il costo politico sulla popolazione russa.
Il sistema, conclude l’analisi, appare finora sufficientemente resistente da evitare una nuova chiamata generale, ma la sua tenuta dipende dalla capacità di mantenere disperso il costo del reclutamento. Le diserzioni sono aumentate, con almeno 28.000 condanne — documenti riservati suggeriscono che il numero reale potrebbe essere il doppio — e le stime occidentali indicano perdite russe superiori a 30.000 tra morti e feriti al mese contro un reclutamento di circa 27.000: la forza viene quindi rimpiazzata sotto pressione, non in surplus. Una mobilitazione formale, avverte Neiman, non indicherebbe semplicemente che l’esercito ha bisogno di più uomini, ma che il sistema attuale ha esaurito le persone reclutabili in silenzio o le regioni in grado di finanziarlo.
Il commento di GrNet.it
Un funzionario comunale costretto a reclutare da venti a trenta uomini al mese, pena una sanzione sullo stipendio, è l’immagine amministrativa attorno a cui RUSI ricostruisce l’attuale sistema di reclutamento russo. La conversione della mobilitazione da evento dichiarato a processo diffuso e regionale rende più difficile per l’intelligence occidentale cogliere per tempo i segnali di stress prima che si traducano in un annuncio ufficiale. I bonus di ingaggio in crescita e l’espansione della coercizione verso nuove regioni sembrano gli indicatori più concreti da seguire nei prossimi mesi. Resta aperta la domanda se le strutture di analisi italiane ed europee dispongano già di canali per monitorare questi dati regionali russi con la stessa granularità del bilancio federale citato nell’articolo.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 28 settembre 2026




