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Corea del Nord, l’arsenale di riserva di Mosca guarda oltre l’Ucraina

Secondo un’analisi di Chatham House, la Corea del Nord si sta trasformando nell’arsenale di riserva della Russia, e potenzialmente nella sua riserva di truppe. Il rapporto sostiene che questa partnership militare, rafforzata dal 2022, produce conseguenze che vanno ben oltre il teatro ucraino e coinvolgono l’intera architettura di sicurezza dell’Asia orientale.

L’apertura, questa settimana, del primo ponte stradale tra i due paesi sul fiume Tumen viene indicata come l’ultimo segnale tangibile di un legame che si è consolidato dopo la firma del Trattato di Partenariato Strategico Globale nel giugno 2024. Secondo le stime dell’Agenzia di intelligence per la difesa sudcoreana, Pyongyang ha inviato in Russia più di 16.000 militari dall’ottobre 2024 e ha fornito oltre 15 milioni di proiettili di artiglieria. Nell’aprile 2025 la Corea del Nord ha ammesso per la prima volta di aver schierato truppe combattenti nella regione russa di Kursk, ritirando in seguito circa 1.000 genieri impiegati nello sminamento.

L’intelligence ucraina ha riferito ad agosto dello schieramento nella regione russa di Voronež di un’unità missilistica nordcoreana di circa 90 militari, che Mosca prevede possa arrivare a disporre di 120 missili balistici e sei lanciatori. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ipotizzato un possibile invio futuro di altri 30.000-50.000 soldati, mentre l’intelligence sudcoreana si mantiene più cauta, non riscontrando segnali di un dispiegamento imminente. Kim Yo Jong, sorella del leader Kim Jong Un, ha definito l’affermazione ucraina «del tutto infondata».

Uno studio del NATO Defense College citato nell’analisi stima in 4,3-4,8 miliardi di dollari il valore delle munizioni e dei razzi forniti da Pyongyang tra settembre 2023 e febbraio 2024, una cifra enorme rispetto alle dimensioni dell’economia nordcoreana. In cambio, il regime riceve risorse economiche, possibile tecnologia militare ed esperienza di guerra moderna: contatto con droni, guerra elettronica, coordinamento dell’artiglieria e sistemi occidentali. Il rapporto segnala un possibile miglioramento della precisione missilistica nordcoreana, passata secondo fonti ucraine da un margine di errore di 1-3 chilometri a 50-100 metri tra l’inizio del conflitto e i primi mesi del 2025.

Gli autori sottolineano che questa esperienza da combattimento potrebbe essere reimpiegata da Pyongyang in un futuro conflitto con Corea del Sud, Giappone o Stati Uniti, e che il sostegno russo riduce la dipendenza di Kim sia da Washington sia da Pechino. Sul piano diplomatico, il rapporto osserva che l’amministrazione Trump ha ordinato una riduzione delle esercitazioni congiunte con Seoul senza ottenere concessioni da Pyongyang, che ha invece proseguito i test missilistici. Washington mantiene però l’esercitazione trilaterale Freedom Edge con Corea del Sud e Giappone, iniziata il 7 settembre. Il think tank conclude che un eventuale cessate il fuoco in Ucraina non farà venire meno questa partnership, che ha ormai fondamenta militari, economiche e strategiche autonome, e raccomanda a Washington, Seoul e Tokyo una strategia di lungo periodo basata su sanzioni più efficaci, condivisione di intelligence e adattamento delle difese missilistiche alleate.

Il commento di GrNet.it

L’analisi si concentra sui benefici reciproci tra Mosca e Pyongyang, ma lascia sullo sfondo un dato che meriterebbe più peso: il salto di precisione missilistica nordcoreano, da 1-3 chilometri a 50-100 metri, è dichiarato da fonti ucraine e non verificato da rilevazioni indipendenti, per quanto plausibile alla luce del volume di test in condizioni reali. Per la pianificazione italiana ed europea la distinzione conta, perché un conto è calibrare la difesa missilistica su capacità dimostrate, un altro è farlo su stime di parte in un conflitto ancora aperto. Resta comunque solido l’argomento di fondo del rapporto: un’infrastruttura fisica come il ponte sul Tumen non si smantella con un cessate il fuoco, e la stessa logica vale per l’expertise operativa accumulata da entrambi gli eserciti. Per Roma, impegnata nella difesa missilistica integrata NATO, il nodo non è tanto la Corea del Nord in sé quanto il precedente metodologico: un partner sanzionato che acquisisce capacità belliche tramite il campo di battaglia altrui.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 9 settembre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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