Osservatorio StrategicoUcraina

Il mito ricorrente dello sfondamento ucraino imminente

Quaranta giorni di attacchi con droni contro il territorio russo, annunciati in piena estate dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky con l’obiettivo dichiarato di piegare la leadership di Mosca, si concludono senza spostare le linee del fronte. È la lettura che Branko Marcetic propone su Responsible Statecraft, la testata legata al Quincy Institute, ripercorrendo lo scarto tra la narrazione mediatica e i dati sul terreno.

Nelle settimane della campagna, media generalisti avevano parlato di un ribaltamento in corso, di un vantaggio decisivo ucraino, persino di una guerra ormai vinta da Kyiv, complice il sostegno statunitense ai droni impiegati in profondità nel territorio russo. Analisi dettagliate delle linee di contatto, richiamate dall’autore, mostrano invece che allo scadere dei quaranta giorni la situazione sul campo è rimasta sostanzialmente invariata, con la Russia che ha anzi realizzato limitati avanzamenti territoriali, mentre le crisi ucraine di manodopera, demografia ed economia si sono aggravate.

La ritorsione russa è stata la più severa dall’inizio del conflitto: Mosca ha intensificato gli attacchi contro l’Ucraina, incluso uno dei più grandi bombardamenti missilistici balistici dell’intera guerra, proprio mentre Stati Uniti ed Europa scontano scorte ridotte di intercettori per la difesa aerea. I porti e le navi commerciali ucraine nel Mar Nero sono ora sotto attacco, con un impatto stimato fino all’1,5 per cento sul prodotto interno lordo.

Anche l’obiettivo politico sottostante — convincere un presidente Donald Trump scettico che l’Ucraina stia vincendo, per assicurarsi il sostegno militare americano — non avrebbe prodotto risultati duraturi: secondo quanto riportato dall’Atlantic, l’iniziale cambio di percezione di Trump si sarebbe esaurito nel giro di pochi giorni. Nel frattempo il presidente russo Vladimir Putin avrebbe irrigidito le proprie posizioni negoziali, escludendo la restituzione dei territori occupati.

Marcetic individua in questo un modello ricorrente: un’iniziativa militare spettacolare di Kyiv, l’amplificazione mediatica occidentale che annuncia il ribaltamento delle sorti, e infine, a fumo diradato, un bilancio di nulla ottenuto se non un’ulteriore escalation. L’articolo richiama precedenti analoghi: la distruzione parziale del ponte di Kerch nel 2022, salutata come segnale del collasso russo ma seguita da un duro attacco alle infrastrutture energetiche ucraine; la controffensiva dell’estate 2023, che in nove mesi ha fruttato solo 143 miglia quadrate contro le 331 conquistate dalla Russia, a fronte di decine di migliaia di vittime secondo stime statunitensi ufficiali, e definita poi uno stallo dallo stesso comandante Valery Zaluzhny; l’incursione nella regione russa di Kursk nel 2024, presentata come prova della vulnerabilità russa ma conclusasi con l’espulsione delle forze ucraine e con l’affossamento di trattative di tregua sulle infrastrutture energetiche.

Per l’autore, la ripetizione di questo schema ha finora nuociuto all’Ucraina ogni volta che ha prevalso sulla ricerca di un negoziato, mentre i costi umani ed economici della prosecuzione del conflitto restano poco visibili al pubblico occidentale, esposto invece a un flusso costante di titoli che promettono una vittoria imminente.

Il commento di GrNet.it

L’analisi non affronta un punto che pesa quanto le cifre sul terreno: la ripetizione di questo schema negli ultimi tre anni ha un costo cumulativo sulla credibilità delle valutazioni militari occidentali diffuse al pubblico, non solo su quella dell’esercito ucraino. Chi pianifica sostegno e forniture, in Italia come altrove, dovrebbe distinguere con più rigore tra bollettini operativi verificabili e narrazioni costruite per sostenere il morale politico interno. Il precedente di Kursk è istruttivo anche in chiave dottrinale: un’incursione offensiva che scopre il fronte difensivo principale resta un rischio classico, indipendentemente da quanto sia efficace sul piano comunicativo. Per un paese che contribuisce a missioni di addestramento e forniture come l’Italia, la domanda operativa non dovrebbe essere se Kyiv stia vincendo, ma quali capacità reali restino disponibili a fine inverno per sostenere qualunque scenario, negoziale o meno.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 18 agosto 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

Redazione di GrNet.it, network di informazione su sicurezza e difesa attivo dal 2007. Segue quotidianamente le notizie e gli approfondimenti su Forze di Polizia, Forze Armate, scenari internazionali, normativa e concorsi del comparto sicurezza.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio