Sanzioni alla Russia: il Regno Unito punisce poco e tardi, dice RUSI

Una società tecnologica britannica continua a servire una compagnia aerea russa già colpita da sanzioni. Quando la sua banca blocca i pagamenti, organizza un bonifico di prova da 200 dollari verso un conto statunitense, per verificare se i futuri incassi potrebbero passare da lì. L’episodio, finito sotto la lente dell’autorità britannica, apre il commento che Gonzalo Saiz Erausquin, ricercatore del Centre for Finance and Security del Royal United Services Institute (RUSI), ha pubblicato il 2 ottobre 2026. La tesi: Regno Unito e Unione europea dichiarano le sanzioni una priorità di sicurezza, ma i dati sull’applicazione delle norme non lo confermano.
Dal febbraio 2022 il perimetro delle misure restrittive è cresciuto, con 21 pacchetti adottati a livello Ue. L’enforcement è invece una prerogativa nazionale: ne derivano differenze di impegno tra gli Stati membri e l’assenza di un resoconto pubblico centralizzato su indagini, multe e condanne. Il Regno Unito è più trasparente, avendo pubblicato una revisione dell’applicazione delle sanzioni nel maggio 2025 e un approccio strategico nel marzo 2026.
L’architettura britannica è distribuita tra più enti. Per le sanzioni finanziarie l’Office of Financial Sanctions Implementation (OFSI), istituito nel marzo 2016 presso il Tesoro, vigila, indaga e può comminare sanzioni pecuniarie civili, mentre la National Crime Agency guida l’azione penale. Sul versante commerciale operano l’Export Control Joint Unit, l’Office of Trade Sanctions Implementation (OTSI), nato nell’ottobre 2024 per l’azione civile, e HM Revenue and Customs (HMRC), competente per le frontiere e per le indagini penali.
I numeri dell’OFSI, osserva l’autore, descrivono un’azione prudente. Delle 21 azioni concluse, 11 si sono chiuse senza sanzione o con importi fino a 50.000 sterline, sette sono comprese tra 50.000 e 500.000 sterline e solo tre superano 1 milione. In 13 casi su 21 la procedura è partita da un’autodenuncia. La multa più alta resta quella a Standard Chartered, 20,47 milioni di sterline nel febbraio 2020, legata ai prestiti a DenizBank, allora quasi interamente controllata da Sberbank. Il confronto con l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) statunitense, per numero di azioni e valore delle penali, resta sfavorevole.
Il 2026 mostra però qualche variazione. A giugno l’OFSI ha sanzionato con poco più di 1 milione di sterline Sabre Global Technologies Limited, nel primo caso fondato sul divieto di elusione. Le violazioni valevano 2,63 milioni di sterline; su una base di 1,25 milioni è stato applicato lo sconto del 20 per cento per divulgazione volontaria e transazione. A settembre la filiale londinese di Citibank ha ricevuto una penale di 4,73 milioni per quasi 1.000 pagamenti da 19,72 milioni complessivi, riferiti a società del gruppo Sovcomflot e a banche russe come Alfa-Bank, Gazprombank e Credit Bank of Moscow. Anche qui vale lo sconto del 20 per cento.
Segnali minori vanno nella stessa direzione: le notifiche di divulgazione verso tre enti benefici nel marzo 2025 e la prima penale per un reato informativo, 5.000 sterline a Svarog Shipping & Trading Company Limited nell’aprile 2025, per una richiesta di informazioni rimasta senza risposta.
Sulle sanzioni commerciali il quadro è simile. Nel 2025-26 HMRC ha registrato 22 indagini penali in corso, tre decisioni di incriminazione riferite a due casi in attesa di processo, 58 sequestri di beni sanzionati e un accordo transattivo da 1,16 milioni di sterline. Ha inoltre ricevuto 29 divulgazioni volontarie, da cui sono derivate 18 lettere di avvertimento e sette di archiviazione. L’OTSI ha ricevuto 178 segnalazioni, chiuso 104 casi, di cui 40 trasferiti a HMRC, ma solo il 6 per cento circa è nato d’iniziativa e non ha ancora irrogato penali civili. In giugno HMRC ha reso pubblico per la prima volta il nome di un’impresa, Petrofac Facilities Management Limited (569.157 sterline); a settembre ha pubblicato l’accordo da 7,44 milioni con Illumina Cambridge Limited, il più alto finora. Entrambi i casi originano da autodenunce.
Il confronto con l’Unione europea, per l’autore, è favorevole a Londra. A oltre un anno dalla scadenza per recepire la Direttiva (UE) 2024/1226, vari Stati membri stanno ancora adeguando le norme penali e alcuni non dispongono di quadri capaci di indagare ogni tipo di violazione o sostenere inchieste transfrontaliere. Al Regno Unito Saiz Erausquin chiede indagini più proattive e sanzioni proporzionate alla gravità: le imprese devono temere OFSI, OTSI e le autorità europee quanto temono l’OFAC.
Il commento di GrNet.it
Che cosa misura la serietà di un regime sanzionatorio: i pacchetti approvati o le violazioni effettivamente punite? Il testo di RUSI suggerisce la seconda risposta, e vale anche per l’Italia, dove l’applicazione resta, come altrove nell’Unione, una competenza nazionale. Un’autorità che procede soprattutto sulle autodenunce rischia di vedere solo ciò che le imprese decidono di mostrarle. Sarebbe utile verificare, con dati pubblici, quanto sia avanzato il recepimento italiano della direttiva europea e quanta capacità investigativa autonoma esista.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 1 ottobre 2026




