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Se vince Marine Le Pen: la guida europea a una Francia di estrema destra

Il 7 luglio 2026 la Corte d’Appello di Parigi ha ridotto la pena di ineleggibilità imposta a Marine Le Pen, consentendole di candidarsi alla presidenza francese pur sotto sorveglianza con braccialetto elettronico. La sera stessa Le Pen ha annunciato la sua quarta candidatura, secondo un’analisi pubblicata dall’European Council on Foreign Relations (ECFR) firmata da Camille Lons, Célia Belin, Constance Victor e Jeremy Cliffe.

Il rapporto sostiene che la sua discesa in campo, nonostante la condanna, ribadisce il predominio di Le Pen sul Rassemblement National (RN) rispetto al giovane presidente del partito, Jordan Bardella, di cui pure conferma il ruolo di premier designato in un inedito «duo» elettorale. Le due figure, notano gli autori, incarnano sensibilità diverse: Le Pen resta legata alle posizioni storiche del partito, più ostili a Washington e Bruxelles e più aperte a un’intesa con la Russia post-conflitto; Bardella ha invece ammorbidito i toni su Ucraina, Germania e integrazione europea, avvicinandosi a Giorgia Meloni.

Un governo RN, secondo lo studio, sarebbe un partner disgregatore per l’Unione Europea su temi come allargamento, clima, migrazione e rapporti con la Russia. Il partito propone di trasformare la Commissione europea in un semplice segretariato, si opporrebbe all’estensione del voto a maggioranza qualificata e ha annunciato tagli al contributo francese al bilancio comunitario, tra i 2 e i 3 miliardi di euro secondo le stime di Bardella, pari al 9-14% del versamento francese del 2024. Sul piano energetico punterebbe a uscire dal meccanismo di prezzo unico europeo dell’elettricità, mentre in politica estera Le Pen ha rilanciato, nel maggio 2026, l’ipotesi di un ritiro dal comando integrato della NATO.

Gli autori sottolineano però che la politica estera non sarebbe la priorità di un governo RN, la cui agenda resta vaga e soggetta a cambi di rotta dettati da convenienza elettorale: il partito ha già abbandonato l’ipotesi di Frexit e ammorbidito le posizioni su Putin e Assad dopo il 2022. Ne deriverebbe, secondo il rapporto, una Francia imprevedibile più incline a bloccare iniziative comuni che a proporne di nuove, soprattutto in caso di crisi sul fianco orientale europeo.

Il rapporto individua nell’allargamento dell’Unione, in particolare all’Ucraina, uno dei terreni di scontro più accesi, e ipotizza persino uno scenario di «sedia vuota» simile a quello adottato dalla Francia gaullista nel 1965. Gli autori avvertono inoltre che non bisogna dare per scontata una convergenza tra le destre radicali europee: divergenze concrete, ad esempio con Meloni sulla gestione condivisa delle migrazioni, potrebbero produrre attriti anche tra governi ideologicamente affini. L’esito più probabile, concludono, sarebbe una Francia più isolata dentro un’Europa comunque più orientata a destra.

Il documento raccomanda ai partner europei di evitare tanto la sottovalutazione quanto il fatalismo, di studiare da subito la struttura interna del RN e di rafforzare i legami tra Bruxelles, Berlino, Roma, Varsavia, Madrid e Londra in vista di un possibile negoziato con Parigi.

Il commento di GrNet.it

Un ministero della difesa francese guidato da figure provenienti dall’esercito, come ipotizza lo stesso rapporto ECFR per compensare l’inesperienza del RN in politica estera, non garantisce continuità dottrinale con l’attuale postura di Parigi in seno alla NATO. Per l’Italia la questione non è teorica: la cooperazione bilaterale su industria della difesa, dal missilistico alla componente navale, si è costruita negli ultimi anni su un’interlocuzione stabile con l’Eliseo, che un ritiro francese dal comando integrato NATO renderebbe più incerta. Va anche notato che le divergenze descritte tra Le Pen e Meloni sulla gestione dei flussi migratori suggeriscono che un’eventuale sponda ideologica a Parigi non si tradurrebbe automaticamente in convergenza operativa su temi che riguardano direttamente la frontiera meridionale italiana. Resta da vedere se la componente militare e diplomatica dello stato maggiore francese, storicamente più atlantista del RN, riuscirà a mantenere continuità di canale con Roma indipendentemente dall’esito elettorale del 2027.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 4 agosto 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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