Ucraina, la guerra svuota il paese: morti quattro volte le nascite

«Ogni anno di guerra in più approfondisce la crisi demografica e spinge l’Ucraina più vicino a diventare una terra vuota». Lo scrive su X la ricercatrice Marta Havryshko, studiosa del conflitto russo-ucraino, citata in un’analisi pubblicata da Responsible Statecraft, la testata del Quincy Institute for Responsible Statecraft.
Secondo i dati diffusi questa settimana dal ministero della Giustizia ucraino, nella prima metà del 2026 il paese ha registrato 73.292 nascite e 259.853 decessi, un rapporto di quasi quattro morti per ogni nato. Il numero mensile di nascite si attesta ora intorno a 12.000, contro le circa 23.000 registrate prima dell’inizio della guerra, un dato ripreso dalla BBC.
La contrazione è particolarmente marcata nella regione di Donetsk, sul fronte del conflitto e in gran parte occupata dalla Russia secondo quanto dichiarato da Vladimir Putin: nella prima metà del 2026 vi sono state registrate solo 134 nascite.
A questo si aggiunge l’emigrazione di milioni di ucraini all’estero. Almut Rochowanski, non-resident fellow del Quincy Institute, ha dichiarato a Responsible Statecraft di ritenere improbabile che l’Europa o altri sostenitori di Kyiv possano mobilitare gli investimenti finanziari necessari a una ricostruzione post-bellica capace di riportare in patria milioni di rifugiati. Perché ciò avvenga, sostiene Rochowanski, i rifugiati dovrebbero avere garanzie su alloggi funzionanti, scuole, ospedali e redditi sufficienti: una condizione che definisce di difficile realizzazione.
I nuovi dati sulla popolazione emergono mentre si riduce anche la propensione dei cittadini ucraini a combattere. All’inizio di questo mese proteste contro la coscrizione hanno interessato la città occidentale di Lviv, come riportato da France24. Secondo l’ex ministro della Difesa ucraino, il paese conta inoltre circa due milioni di renitenti alla leva e circa 200.000 disertori.
Un sondaggio Gallup pubblicato il mese scorso, coerente con una rilevazione condotta dallo stesso istituto l’anno precedente, indica che solo il 24% degli ucraini intervistati ritiene che il paese debba continuare a combattere fino alla vittoria, mentre il 66% preferirebbe una soluzione negoziata per porre fine al conflitto il prima possibile.
Il quadro demografico complessivo è netto: nel 1991 l’Ucraina contava circa 52 milioni di abitanti. Lo scorso maggio il ministro della Politica sociale ucraino, Denys Uliutin, ha dichiarato che nel territorio attualmente sotto controllo di Kyiv vivono soltanto tra i 22 e i 25 milioni di residenti.
Il commento di GrNet.it
Il rapporto di quasi quattro morti per ogni nato, unito a due milioni di renitenti alla leva e 200.000 disertori secondo l’ex ministro della Difesa ucraino, descrive una capacità di rigenerazione del paese ormai compromessa su più livelli, non solo militare ma sociale ed economico. Un esercito può sostituire equipaggiamenti distrutti con forniture esterne, ma non può sostituire allo stesso modo una base demografica che si contrae di questa entità, soprattutto quando il 66% della popolazione, secondo Gallup, preferirebbe un negoziato immediato alla prosecuzione del conflitto. Per i pianificatori NATO che ragionano su scenari di sostenibilità di lungo periodo, il dato demografico ucraino dovrebbe pesare quanto quello sulle scorte di munizioni, perché la mobilitazione futura dipende da una popolazione che nel frattempo si sta letteralmente assottigliando. Resta da capire quanto questo elemento venga effettivamente integrato nelle valutazioni occidentali sulla durata sostenibile del sostegno a Kyiv.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 23 luglio 2026




