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Ceuta, 60mila attraversamenti in 24 ore e la solidarietà europea che non arriva

Sulla spiaggia di Ceuta, tra il 30 e il 31 luglio 2026, circa 60.000 migranti hanno varcato il confine dal Marocco in appena 24 ore, travolgendo le capacità di gestione dell’enclave spagnola. È da questo episodio che parte l’analisi di Carla Hobbs per il think tank European Council on Foreign Relations (ECFR), che legge la vicenda come un fallimento collettivo della solidarietà europea più che come una semplice crisi bilaterale.

Le cause immediate restano incerte: le autorità marocchine non hanno fornito spiegazioni ufficiali, mentre Madrid ha richiamato una recente sentenza della Corte Suprema spagnola che ha posto fine al rimpatrio automatico dei migranti intercettati mentre tentavano di raggiungere a nuoto Ceuta e Melilla. La portata dei numeri, tuttavia, suggerisce a Hobbs che Rabat possa aver deliberatamente allentato i controlli di frontiera. Il tempismo alimenta il sospetto: la crisi è scoppiata appena dieci giorni dopo la visita del premier spagnolo Pedro Sánchez in Algeria, rivale storica del Marocco, durante la quale aveva annunciato una «nuova fase» nelle relazioni tra Madrid e Algeri.

La reazione degli altri governi europei, secondo l’autrice, ha sorpreso per la sua durezza verso Madrid piuttosto che verso Rabat. La premier italiana Giorgia Meloni ha attribuito la responsabilità alle politiche migratorie di Sánchez e ha chiesto la sospensione della Spagna dall’area Schengen, provocando la convocazione dell’ambasciatore italiano da parte del governo spagnolo, che ha parlato di «demagogia di parte» romana. La ministra dell’interno finlandese Mari Rantanen ha sostenuto la proposta italiana, mentre Manfred Weber, presidente del Partito Popolare Europeo, ha chiesto alla Commissione europea di ritenere Sánchez responsabile per la mancata protezione del confine esterno dell’Unione. La Francia ha intanto rafforzato i controlli al confine con la Spagna. Il Marocco, osserva Hobbs, è stato pressoché esente da critiche.

Nel breve termine, ECFR raccomanda all’Unione europea di mostrare solidarietà concreta verso Madrid, trattando la pressione migratoria contro uno Stato membro come una questione collettiva che riguarda l’integrità del confine esterno comune. Attribuire pubblicamente la colpa allo Stato colpito, sostiene l’autrice, abbassa il costo politico dell’uso strumentale della migrazione come leva negoziale.

Bruxelles dovrebbe far capire che qualsiasi ricatto migratorio comporterà conseguenze europee e non solo spagnole: circa due terzi delle esportazioni marocchine sono dirette verso l’UE, che è anche la principale fonte di investimenti stranieri nel Paese. L’analisi suggerisce inoltre la disponibilità a sospendere i negoziati sull’aggiornamento del partenariato globale con Rabat.

Sul piano strutturale, Hobbs richiama il precedente del 2021, quando il Marocco fece entrare circa 6.000 migranti a Ceuta in un solo giorno durante una crisi diplomatica sul Sahara Occidentale, episodio che l’anno successivo spinse Madrid ad abbandonare la propria neutralità storica appoggiando la proposta di autonomia marocchina. Rabat, oggi, appare rafforzato anche dal sostegno di Stati Uniti e Israele, entrambi critici verso il governo Sánchez: la Casa Bianca ha definito i nuovi attraversamenti una conferma della «filosofia distruttiva» delle politiche «di estrema sinistra e globaliste» che, a suo dire, favoriscono la migrazione di massa.

Il commento di GrNet.it

La gestione bilaterale della frontiera meridionale, che l’analisi descrive come prassi spagnola di decenni, è lo stesso schema che l’Italia applica con la Libia e la Tunisia, ed espone allo stesso rischio: chi controlla il rubinetto dei flussi tiene in mano la leva negoziale. Chiedere la sospensione Schengen di un alleato sotto pressione, invece di costruire una risposta comune, indebolisce proprio il principio di solidarietà di frontiera esterna su cui Roma stessa conta quando la pressione si sposta sul Mediterraneo centrale. Un ufficiale che gestisce un settore di responsabilità sa che isolare il collega in difficoltà, anziché rinforzarlo, apre un varco che l’avversario individua e sfrutta altrove. Il precedente marocchino del 2021 dimostra che la leva, una volta usata con successo, viene riattivata: la vera domanda per l’Italia è se un domani, in una crisi speculare, troverebbe la stessa solidarietà che oggi nega alla Spagna.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 31 luglio 2026

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