Sappe chiede la chiusura del carcere di Pescara: «Insicuro e inadeguato»

Il sindacato della polizia penitenziaria denuncia sovraffollamento al 43% e gravi carenze strutturali dopo una visita ispettiva
Pescara, 10 luglio 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) chiede la chiusura immediata della Casa circondariale di Pescara, giudicata non più in grado di garantire adeguati livelli di sicurezza e condizioni di lavoro dignitose. La richiesta arriva all’esito di una visita ispettiva effettuata il 9 luglio dal segretario regionale Giuseppe Ninu insieme ai dirigenti sindacali provinciali Giovanni Scarciolla e Michele Ripanti.
«La situazione della Casa circondariale di Pescara è ormai oltre ogni limite di tollerabilità», denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Da anni denunciamo criticità strutturali, organizzative e di sicurezza senza che l’Amministrazione abbia dato risposte concrete. Oggi non è più sufficiente promettere interventi: occorre assumere decisioni immediate e coraggiose».
L’istituto ospita attualmente 396 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 276 posti, con un sovraffollamento pari al 43%. La situazione è aggravata dalla perdurante inutilizzabilità della prima sezione penale, devastata dalla rivolta del febbraio 2025 e ancora in attesa dei lavori di ristrutturazione.
Nel corso della visita, il Sappe ha riscontrato una lunga serie di criticità: blindati delle celle apribili dall’interno con un semplice elastico, videosorveglianza in gran parte fuori uso con oltre venti telecamere inutilizzabili, recinzioni esterne degradate, muro di cinta da rivalutare sotto il profilo della sicurezza, montacarichi inutilizzabile, locali destinati al personale privi dei requisiti minimi, cucina detenuti con gravi carenze igienico-sanitarie e impiantistiche, postazioni di servizio fatiscenti, gravi problemi fognari. L’istituto è inoltre ancora privo di un Comandante titolare, sostituito soltanto due giorni alla settimana da un dirigente proveniente da Lanciano.
«Non possiamo accettare che gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria siano costretti a lavorare in condizioni tanto precarie», proseguono i sindacalisti. «Se un detenuto riesce ad aprire il blindato della propria camera con un semplice elastico, significa che il sistema di sicurezza ha ormai raggiunto livelli inaccettabili».
Per il Sappe, la responsabilità ricade sul Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e sul Provveditorato regionale, accusati di avere rinviato per anni gli interventi indispensabili. Il sindacato chiede al Ministero della Giustizia e al Dap un intervento urgente e definitivo, ritenendo non più rinviabili decisioni strutturali che restituiscano sicurezza agli operatori e funzionalità al sistema penitenziario abruzzese.



