Carceri, il Sappe contesta Longi sulla rivolta di Enna

Il sindacato della polizia penitenziaria replica alle affermazioni della parlamentare di Fratelli d’Italia sui disordini nel carcere siciliano
Roma, 5 luglio 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) contesta le dichiarazioni dell’onorevole Eliana Longi (Fratelli d’Italia) sulla rivolta avvenuta nel carcere di Enna. Secondo Longi, i disordini sarebbero stati causati esclusivamente dal sequestro di materiale illecito destinato a alcuni detenuti, non da problemi di telefonia come sostiene il sindacato.
«Le dichiarazioni dell’onorevole Longi dimostrano una conoscenza parziale di quanto realmente accaduto all’interno dell’istituto», afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Sarebbe opportuno che, prima di smentire le denunce del sindacato, acquisisse informazioni complete da chi quella drammatica giornata l’ha vissuta in prima linea».
Capece sottolinea che il disservizio telefonico era concreto: il personale di polizia penitenziaria era costretto a lasciare in portineria il proprio numero di cellulare privato per essere contattato in caso di necessità, poiché le linee telefoniche dell’istituto risultavano fuori uso. «Questo è un fatto conosciuto da chi presta servizio nella Casa circondariale di Enna», precisa il segretario generale.
Attualmente, nei tre piani della sezione coinvolta dalla rivolta è stata ripristinata una sola linea telefonica: se la utilizzano i detenuti di un piano, gli altri due non possono farlo contemporaneamente. I Vigili del Fuoco sono presenti all’interno dell’istituto per effettuare verifiche tecniche sui danni riportati dal padiglione interessato.
«Anche prima dei danni provocati dal fulmine l’impianto telefonico presentava continui malfunzionamenti, con frequenti interruzioni del servizio e ripetuti disagi sia per i detenuti sia per il personale», aggiunge Capece. «Negare questa evidenza significa ignorare ciò che chi lavora quotidianamente nell’istituto conosce perfettamente».
Il Sappe sostiene che le tensioni nel carcere nascono da «una sommatoria di criticità organizzative, strutturali e gestionali» denunciate da mesi senza interventi risolutivi. Capece conclude invitando la politica ad ascoltare gli agenti di polizia penitenziaria che operano negli istituti: «La realtà del carcere di Enna la conoscono gli agenti che ogni giorno garantiscono legalità e sicurezza in condizioni spesso proibitive».



