Padova, quattro agenti feriti in due giorni nelle carceri

Il Sappe denuncia una sequenza di aggressioni e chiede rinforzi e strumenti di difesa per la Polizia Penitenziaria
Padova, 15 settembre 2026 – Quattro poliziotti penitenziari feriti in due distinte aggressioni nel corso di un fine settimana nelle carceri di Padova. Il bilancio, denunciato dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), riaccende l’allarme sulla sicurezza degli istituti padovani, dove nei giorni precedenti si erano già verificati altri episodi di violenza ai danni del personale.
Il primo episodio è avvenuto sabato mattina durante il trasferimento di un detenuto che rifiutava lo spostamento. Dopo essersi procurato alcuni tagli sul corpo, l’uomo ha aggredito i poliziotti intervenuti. Un agente ha riportato lesioni allo sterno e a una costola ed è stato dimesso con 30 giorni di prognosi. Domenica pomeriggio, alla Casa di Reclusione di Padova, altri tre poliziotti sono stati aggrediti da un detenuto noto per la sua violenza, trasferito da pochi giorni nell’istituto dopo precedenti aggressioni ai danni di agenti. Per i tre colleghi le prognosi sono state di 2, 4 e 5 giorni.
«Non è più un’emergenza, è una situazione fuori controllo», denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe. «In pochi giorni abbiamo assistito a una sequenza impressionante di aggressioni. Non possiamo continuare a chiedere agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria di garantire sicurezza senza fornire loro strumenti adeguati a difendersi».
Giovanni Vona, segretario nazionale Sappe per il Triveneto, sottolinea che «a Padova i colleghi sono ormai bersagliati dalla violenza con una frequenza impressionante». Vona evidenzia come uno dei detenuti coinvolti fosse stato trasferito proprio per precedenti aggressioni al personale: «È evidente che il sistema di gestione dei detenuti violenti non sta funzionando».
Il Sappe chiede al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria interventi immediati: rinforzi di personale, una gestione diversa dei detenuti ad alta pericolosità e strumenti di difesa adeguati per la Polizia Penitenziaria. «Lo Stato deve decidere da che parte stare: se dalla parte di chi aggredisce o dalla parte di chi, ogni giorno, garantisce la sicurezza nelle carceri», conclude Vona.



