Omicidio Diviesti con metodo mafioso, eseguito un altro arresto

Il destinatario, pregiudicato della provincia Bat, avrebbe fornito sostegno logistico ai tre presunti esecutori materiali
Bari, 4 novembre 2026. Nella mattinata di oggi personale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) di Bari e della Squadra Mobile della Questura di Andria ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un presunto responsabile del concorso in omicidio premeditato, aggravato dal metodo mafioso, del giovane barlettano Francesco Diviesti. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda), che ha anche contestato i reati di distruzione e occultamento di cadavere e porto illegale di armi da fuoco.
Il destinatario della misura è un pregiudicato della provincia di Barletta-Andria-Trani. Secondo gli investigatori, gli sarebbero stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza per aver fornito sostegno logistico ai tre presunti esecutori materiali, un albanese e due italiani arrestati il 26 maggio 2026, sia durante l’esecuzione dell’omicidio sia nella successiva fase di occultamento delle armi e distruzione del cadavere.
Le indagini si sono avvalse anche delle dichiarazioni di un aspirante collaboratore di giustizia, che avrebbe fornito particolari ritenuti coerenti con la ricostruzione degli investigatori. La ricostruzione resta soggetta alla valutazione della difesa nelle fasi successive.
Secondo quanto ricostruito, la sera del 25 aprile 2025 Francesco Diviesti sarebbe rimasto coinvolto in una colluttazione tra diversi pregiudicati in un bar di Barletta. Dopo quell’episodio sarebbe stato condotto in alcune grotte in una zona isolata dell’alta Murgia, in agro di Canosa di Puglia, dove sarebbe stato colpito a distanza ravvicinata da cinque colpi esplosi da due pistole. Il giorno successivo il cadavere sarebbe stato bruciato all’interno di alcuni copertoni, per eliminarne ogni traccia, con una metodica che richiama le tecniche già utilizzate negli anni Novanta nel territorio della Bat.
La vicenda sarebbe maturata nell’ambito del controllo delle attività di spaccio di sostanze stupefacenti, gestito dal cittadino albanese già arrestato il 26 maggio 2026. Questi, per affermare con metodo mafioso la propria supremazia criminale a Barletta, avrebbe commesso l’omicidio con la complicità di altri due esecutori materiali e con il contributo del destinatario della misura odierna. Il Gip ha accolto la proposta della Dda riconoscendo integralmente l’impianto accusatorio, comprese le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso.
Il 26 maggio 2026 erano già stati eseguiti, nell’ambito di una Squadra investigativa comune tra la Dda di Bari e la Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana, con il sostegno di Eurojust, due ordinanze di custodia cautelare e un decreto di sequestro preventivo nei confronti complessivamente di 15 persone. Le contestazioni riguardano omicidio premeditato con metodo mafioso, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, favoreggiamento personale, violazione delle misure di prevenzione e riciclaggio internazionale di denaro contante dall’Italia all’Albania. Il denaro sarebbe stato trasferito attraverso una società di noleggio albanese, per un milione di euro in sei mesi.
Il provvedimento è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e ha natura provvisoria: si fonda su un giudizio di gravi indizi di colpevolezza e non costituisce accertamento di responsabilità.






