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Midnight Hammer e Epic Fury: due modelli di comando nell’era dell’IA

«L’ora più importante delle operazioni militari occidentali dell’ultimo anno potrebbe essere quella trascorsa sopra Fordow»: con questa premessa, un’analisi pubblicata dal Royal United Services Institute (RUSI) il 16 giugno 2026 a firma di Burak Oktenli propone un confronto tra due operazioni statunitensi condotte contro l’Iran a distanza di nove mesi, ricavandone implicazioni dirette per la dottrina di comando della NATO nell’era dell’intelligenza artificiale.

La prima operazione è Midnight Hammer, eseguita nella notte del 21 giugno 2025. Sette bombardieri B-2 Spirit decollarono dal Missouri in direzione est verso l’Iran, mentre un secondo gruppo volava verso ovest, in direzione di Guam, come diversivo. La manovra ingannò le difese iraniane: i caccia non decollarono e i sistemi superficie-aria non rilevarono la formazione. In circa 25 minuti, il pacchetto di attacco sganciò 14 ordigni perforanti da 30.000 libbre — le bombe GBU-57 Massive Ordnance Penetrator — sui siti nucleari di Fordow e Natanz, mentre un sottomarino lanciava missili Tomahawk contro Isfahan. La fase cinetica durò meno di un’ora e non si registrarono violazioni delle regole di ingaggio.

La seconda operazione è Epic Fury, avviata nel febbraio 2026. Secondo il suo stesso comandante, l’ammiraglio Brad Cooper, responsabile del Comando Centrale statunitense (CENTCOM), gli strumenti di intelligenza artificiale impiegati trasformarono «processi che richiedevano ore, a volte giorni, in secondi», consentendo di colpire oltre 1.000 obiettivi nelle prime ventiquattro ore. Il primo giorno, tuttavia, un missile Tomahawk colpì la scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab, uccidendo almeno 156 persone, in prevalenza bambini. Le risultanze preliminari dell’indagine interna alle forze armate statunitensi indicano che i dati di targeting erano obsoleti di circa nove anni: l’edificio aveva fatto parte di un complesso militare adiacente e nel frattempo era diventato una scuola.

Il nodo concettuale che il RUSI pone al centro dell’analisi non riguarda la possibilità dell’errore — che esiste in qualsiasi operazione, come dimostrò il bombardamento dell’ambasciata di Belgrado nel 1999 — bensì l’architettura di comando: dove, nel tempo, viene esercitato il giudizio umano. In Midnight Hammer le scelte sostanziali — abbinamento arma-bersaglio, numero di ordigni, validazione dell’intelligence — erano state fissate in anticipo da pianificatori con tempo e competenze adeguate. In Epic Fury la compressione del ciclo di targeting a pochi secondi ha eliminato l’intervallo in cui quella verifica avrebbe dovuto avvenire.

La ricaduta sull’alleanza atlantica è diretta. La NATO si fonda sull’interoperabilità: le forze alleate si connettono ai sistemi altrui, condividono dati di targeting e agiscono come un insieme coerente. Con la diffusione di strumenti di targeting basati sull’IA negli arsenali alleati, questa connessione significherà sempre più operare all’interno di architetture di comando che i singoli Paesi non hanno progettato e non possono ispezionare pienamente. Il meccanismo del «red card» — il diritto di un comandante nazionale di rifiutare la partecipazione a uno strike che violi le proprie regole di ingaggio — presuppone un intervallo verificabile in cui un rappresentante nazionale possa esaminare l’obiettivo, l’intelligence sottostante e la base giuridica. Un ciclo di targeting accelerato dall’IA che comprima quell’intervallo a pochi secondi non accelera soltanto il processo: rischia di rendere il red card strutturalmente inapplicabile.

La proposta operativa che emerge dall’analisi è che gli standard NATO per i sistemi militari abilitati dall’IA dovrebbero privilegiare il modello Midnight Hammer: autorità sostanziale e validazione dei dati fissate in un punto ispezionabile prima dell’azione, indipendentemente dal ritmo con cui la forza viene poi applicata. Questa condizione, secondo il RUSI, è anche quella che consente al diritto dei conflitti armati — il quale presuppone un essere umano deliberante da qualche parte nella catena — di continuare ad avere un significato concreto.

Il commento di GrNet.it

I 156 morti di Minab, di cui la maggior parte bambini, derivano da dati di targeting vecchi di nove anni: una cifra che un ufficiale di stato maggiore traduce immediatamente in un fallimento di procedura, non di tecnologia. La distinzione che il RUSI traccia tra autorità «ingegnerizzata in anticipo» e autorità «improvvisata a velocità macchina» ha un riscontro diretto nella dottrina italiana di pianificazione delle operazioni, dove la validazione dell’intelligence prima dell’esecuzione è un requisito formale, non una prassi discrezionale. Il problema che l’analisi solleva per la NATO — chi esercita il red card quando il ciclo di targeting dura secondi — è ancora più acuto per un Paese come l’Italia, che partecipa a operazioni multinazionali con regole di ingaggio nazionali spesso più restrittive di quelle del lead nation. Vale la pena chiedersi se gli standard di interoperabilità attualmente in discussione in sede NATO prevedano già un requisito di «punto ispezionabile» per i sistemi di targeting basati sull’IA, o se quella lacuna resti aperta.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 15 giugno 2026

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