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Le basi israeliane segrete in Iraq: imbarazzo e conseguenze strategiche

Secondo un’analisi pubblicata dal Quincy Institute, la recente scoperta di due basi militari israeliane nascoste nel deserto occidentale iracheno rappresenta un episodio di particolare imbarazzo politico per i leader di Baghdad e una complicazione significativa per gli interessi strategici americani nella regione. Le installazioni sono state rivelate quando un pastore locale ne ha individuato una e ha segnalato la scoperta alle autorità irachene prima di essere ucciso.

La questione assume dimensioni critiche non solo per la violazione della sovranità irachena, ma soprattutto per il contesto in cui le basi erano state stabilite: fungevano da piattaforme di lancio per operazioni militari contro l’Iran, parte della guerra avviata da Israele e Stati Uniti a febbraio. L’Iraq non aveva desiderato questo conflitto, e la scoperta che il proprio territorio era stato utilizzato senza il consenso esplicito delle autorità di Baghdad rappresenta un tradimento della fiducia.

L’analisi sottolinea come l’Iraq abbia già sofferto significativamente per essere stato trascinato nel conflitto israelo-iraniano. Sei anni prima, l’Iran aveva lanciato missili contro basi americane in Iraq in risposta all’uccisione di Qassim Soleimani a Baghdad. La guerra attuale ha generato ulteriori attacchi iraniani su obiettivi legati agli Stati Uniti nel territorio iracheno, nonché operazioni saudite contro milizie filo-iraniane.

Dal punto di vista economico, l’Iraq ha subito perdite considerevoli. Mentre Arabia Saudita può esportare fino a 7 milioni di barili al giorno attraverso un oleodotto verso il Mar Rosso, e gli Emirati Arabi Uniti dispongono di un oleodotto da 1,8 milioni di barili al giorno verso il Golfo di Oman (con un secondo in costruzione), la geografia irachena non offre alternative comparabili per aggirare lo Stretto di Hormuz. L’Iraq ha perso l’80% delle sue esportazioni petrolifere dall’inizio della guerra, compensando solo parzialmente attraverso esportazioni via Turchia e, più recentemente, via camion cisterna attraverso la Siria.

L’analisi rileva che, data la stretta cooperazione operativa tra l’esercito israeliano e il Comando Centrale americano (CENTCOM), è altamente probabile che i funzionari statunitensi fossero consapevoli delle basi israeliane. Per l’Iraq, ciò rappresenta un doppio affronto: non solo gli Stati Uniti hanno permesso al loro alleato israeliano di stabilire tale presenza, ma hanno anche mantenuto i leader iracheni all’oscuro, minando gli sforzi americani di influenzare la politica irachena.

Il governo iracheno sta tentando un difficile equilibrio tra le pressioni americane per ridurre l’influenza iraniana e la necessità di mantenere relazioni stabili con Teheran, motivato dai ricordi della guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta, che costò centinaia di migliaia di vite. L’episodio delle basi segrete renderà i leader iracheni ancora meno inclini a pendere dalla parte americana, specialmente considerando le pressioni dell’opinione pubblica locale. Anche altri paesi arabi del Golfo rifletteranno su quanto accaduto, amplificando i dubbi già emersi sulla convenienza dei legami di sicurezza con Washington, soprattutto se attività israeliane non divulgate potrebbero accompagnare futuri accordi con gli Stati Uniti.

L’episodio illustra un problema tattico e strategico che un militare riconosce immediatamente: la perdita di controllo operativo e informativo su un teatro dove gli alleati agiscono senza trasparenza compromette la credibilità dell’intero dispositivo. Per l’Italia e la NATO, il caso iracheno è una lezione su quanto sia fragile la coesione regionale quando i partner locali percepiscono di essere utilizzati come pedine senza consultazione. La scoperta casuale di installazioni militari straniere sul proprio territorio rappresenta inoltre un fallimento di intelligence che i governi arabi non dimenticheranno facilmente.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 22 maggio 2026

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