Armenia al bivio: elezioni, pace con Baku e il progetto TRIPP ridisegnano il Caucaso meridionale

Il 7 giugno 2026, i seggi armeni si sono chiusi con un risultato che ha confermato la maggioranza parlamentare del Civil Contract di Nikol Pashinyan, senza però raggiungere i due terzi necessari per avviare le controverse riforme costituzionali. I blocchi Strong Armenia e Armenia Alliance entreranno nell’Assemblea Nazionale come opposizione. È su questo esito che Responsible Statecraft, la testata del Quincy Institute, costruisce un’analisi che va ben oltre il dato elettorale.
Il voto è stato seguito con attenzione sia dalle cancellerie occidentali sia da Mosca, con un’interferenza esterna che ha assunto forme concrete: pressioni economiche russe, una missione civile dell’Unione Europea istituita nell’aprile 2026 per contrastare la manipolazione informativa straniera, e persino endorsement espliciti di leader internazionali. La lettura prevalente all’estero — quella di una scelta binaria tra un’opposizione filo-russa e un partito di governo filo-occidentale — viene però giudicata riduttiva e potenzialmente dannosa per gli interessi di Yerevan.
La svolta verso Occidente di Pashinyan ha radici precise: le sconfitte militari del 2020-2023 nel Nagorno-Karabakh, percepite da molti armeni come un abbandono da parte di Mosca, hanno eroso decenni di affinità con la Russia. Sondaggi del maggio 2026 registrano un calo dell’orientamento favorevole verso il vicino settentrionale e una crescente diffidenza. Eppure la geografia non si negozia: la Russia resta il principale partner commerciale dell’Armenia, il maggiore fornitore energetico e una fonte rilevante di opportunità lavorative stagionali.
Sul fronte diplomatico, Pashinyan ha perseguito parallelamente la normalizzazione con l’Azerbaigian e la Turchia, proponendo la narrativa della «Real Armenia» per riformulare l’identità nazionale in chiave pragmatica. Il progetto resta divisivo, soprattutto nella diaspora, ma potrebbe consentire l’apertura di due confini attualmente chiusi e avviare un ciclo di crescita economica.
L’elemento più rilevante sul piano regionale è il Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), concordato nell’agosto 2025 durante un vertice a Washington tra Pashinyan e il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, convocato da Donald Trump. Il progetto prevede la costruzione di infrastrutture di transito attraverso una striscia del sud dell’Armenia, collegando l’Azerbaigian con il suo exclave di Nakhchivan e aprendo una rotta verso la Turchia, l’Europa e i mercati internazionali per le risorse energetiche e minerarie dell’Asia centrale e del bacino del Caspio. La stessa rotta era già comparsa nel cessate il fuoco mediato dalla Russia nel 2020.
L’analisi sottolinea che l’amministrazione Trump ha evitato, almeno finora, di presentare il TRIPP come una mossa strategica anti-russa o anti-iraniana. Secondo i ricercatori, questa scelta è corretta: provocare Mosca su un dossier laterale mentre i negoziati sull’Ucraina procedono a rilento rischierebbe di spingere Russia, Iran e Cina verso una convergenza ostile al progetto. La raccomandazione è di coinvolgere diplomaticamente Mosca, tenerla informata degli obiettivi americani e, dove possibile, esplorare forme limitate di partecipazione russa al TRIPP.
Per l’Armenia, la traiettoria ottimale descritta dall’analisi combina pace con Azerbaigian e Turchia, diversificazione delle relazioni diplomatiche, economiche e di difesa, rafforzamento delle istituzioni democratiche, approfondimento dei legami con l’UE e mantenimento dell’engagement politico ed economico con la Russia — senza subordinarsi a nessuno dei due poli.
Il commento di GrNet.it
Può un paese di tre milioni di abitanti, privo di sbocco al mare e circondato da potenze regionali in competizione, permettersi davvero una politica estera «multi-direzionale»? La risposta dipende in larga misura da quanto Washington sarà disposta a gestire il dossier con pazienza tattica anziché con la logica del campo contrapposto. Per l’Italia, che opera nel fianco sud-est della NATO e ha interessi energetici nel Corridoio meridionale del gas, la stabilità del Caucaso meridionale non è una questione periferica: un TRIPP funzionante ridisegnerebbe i flussi di transito verso l’Europa in modi che toccano direttamente le infrastrutture del Mediterraneo orientale. Vale la pena seguire l’evoluzione di questo dossier con più attenzione di quanta gliene sia stata dedicata finora nei dibattiti italiani sulla politica estera.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 9 giugno 2026




