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La deterrenza allargata di Parigi rischia di destabilizzare il fronte nord europeo

«Ovunque si guardi da Mosca, gli aerei a capacità nucleare si stanno avvicinando»: è il giudizio con cui Naman Karl-Thomas Habtom, in un’analisi pubblicata su Responsible Statecraft, descrive l’effetto della nuova postura nucleare francese sul fianco settentrionale della NATO, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico.

Il 2 marzo il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la prima espansione dell’arsenale nucleare transalpino dal 1992, accompagnata dalla decisione di non pubblicare più le dimensioni dello stock, una scelta che l’autore definisce un ostacolo funzionale alla verifica e al dialogo sul controllo degli armamenti. Macron ha inoltre presentato la dottrina della «deterrenza avanzata», che prevede il dispiegamento temporaneo di elementi delle forze aeree strategiche francesi presso paesi alleati. Nove Stati europei hanno già aderito all’iniziativa.

Il 27 maggio la Norvegia è entrata formalmente nel programma attraverso il Narvik Arrangement, mentre la Finlandia sta valutando la propria partecipazione e si muove per superare il divieto storico di ospitare armi nucleari sul proprio territorio. Secondo analisti della difesa francesi citati nell’articolo, una base come quella norvegese di Bardufoss consentirebbe ai caccia Rafale B di raggiungere Murmansk, la Flotta del Nord russa e i relativi radar di preallarme in appena 15 minuti, in alcuni casi anche senza rifornimento in volo, operando dallo spazio aereo norvegese stesso.

L’autore sottolinea come l’eventuale adesione finlandese trasformerebbe l’intera Scandinavia in un nuovo fronte di operazioni nucleari francesi, costringendo Mosca a rivedere l’intero sistema di difesa aerea e missilistica settentrionale. Il riferimento storico è netto: Helsinki è entrata nella NATO solo nel 2023, dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 2022, e condivide con la Russia un confine di 833 miglia.

Mosca ha reagito definendo l’espansione francese «altamente destabilizzante» e chiedendo l’inclusione degli arsenali francese e britannico in futuri negoziati sul controllo degli armamenti. L’ambasciata russa a Oslo ha definito la cooperazione nucleare norvegese una minaccia immediata, promettendo una risposta; toni simili sono stati usati verso la Finlandia. Anche la Lituania si muove per rimuovere il divieto costituzionale sulle armi nucleari e sulle basi militari straniere, segnale che la dinamica potrebbe estendersi all’Europa orientale.

L’articolo rileva un elemento di fragilità politica interna: Macron ha meno di un anno di mandato residuo, e i possibili successori, da Marine Le Pen a Jordan Bardella fino a Jean-Luc Mélenchon, hanno espresso posizioni critiche o contrarie alla condivisione della deterrenza francese. Parigi mantiene comunque il controllo esclusivo sulla decisione di lancio, secondo il ministero della Difesa francese, una condizione che potrebbe scontrarsi con le richieste di maggiore voce in capitolo da parte dei partner che ne finanziano i costi.

A complicare il quadro, secondo l’autore, contribuisce anche Washington: mentre funzionari del Pentagono come il sottosegretario alla Politica Elbridge Colby elogiano il ruolo nucleare di Regno Unito e Francia, la Strategia di Difesa Nazionale 2026 chiede all’Europa di assumersi la «responsabilità primaria» della difesa convenzionale, lasciando ambigua la garanzia nucleare statunitense, mentre si discute in parallelo di nuovi dispiegamenti nucleari americani in Polonia e negli Stati baltici.

Il commento di GrNet.it

La logica ricorda la dottrina della deterrenza estesa sperimentata durante la Guerra Fredda con i dual-key arrangement tra Stati Uniti e alleati NATO, quando la condivisione del rischio nucleare si scontrava sistematicamente con la richiesta di condivisione del controllo decisionale. Il nodo che l’analisi individua in Francia, il combinato tra copertura ai partner e monopolio decisionale dell’Eliseo, è lo stesso che negli anni Sessanta produsse tensioni analoghe tra Washington e i governi europei ospitanti. Per l’Italia, che non partecipa a questa architettura ma resta esposta alle sue conseguenze su stabilità e corsa agli armamenti nel fianco nord, la lezione principale riguarda la coerenza tra impegni politici di breve durata e infrastrutture di deterrenza pensate per durare decenni. Un’iniziativa legata al mandato di un solo presidente, come segnala l’autore a proposito delle elezioni francesi, introduce un rischio di instabilità che meriterebbe più attenzione nel dibattito italiano sulla difesa europea.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 21 luglio 2026

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