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Deterrenza nucleare europea: il dibattito c’è, il piano ancora no

Da sei decenni il Nuclear Planning Group della NATO coordina le consultazioni nucleari tra gli alleati, ma è solo negli ultimi mesi che il tema è tornato al centro del dibattito pubblico europeo. Lo osserva Aylin Matlé in un commento pubblicato da RUSI, ricordando che per la prima volta truppe tedesche parteciperanno quest’anno a un’esercitazione nucleare francese, decisione che l’autrice definisce di forte rilevanza politica più che tecnica.

L’iniziativa si inserisce in una serie di sviluppi convergenti: il presidente francese Emmanuel Macron ha presentato il concetto di «deterrenza avanzata» (forward deterrence), secondo cui la Francia offrirebbe agli alleati la possibilità di contribuire con forze convenzionali alle proprie attività nucleari e di ospitare temporaneamente aerei francesi a capacità nucleare. Parigi e Berlino hanno inoltre istituito un Gruppo di Pilotaggio Nucleare franco-tedesco, co-presieduto dal presidente francese e dal cancelliere tedesco. Secondo l’autrice, altri nove paesi europei, tra cui Belgio, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito, sarebbero coinvolti in colloqui strutturati con Parigi su questa proposta.

Il contesto che alimenta questo attivismo è duplice: da un lato la Russia ha abbassato la soglia dichiarata per l’uso nucleare e ha lanciato ripetutamente missili a capacità nucleare contro l’Ucraina, mossa che l’autrice legge come pressione politica sugli alleati NATO più che come necessità militare. Dall’altro, i piani di Washington di ridurre il proprio contributo convenzionale alla difesa europea, pur formalmente distinti dalle garanzie nucleari, minano la fiducia su cui quelle garanzie si fondano.

Matlé individua però due lacune che rischiano di disperdere lo slancio politico. La prima riguarda la mancanza di una visione condivisa sulla risposta alla minaccia: la Polonia spinge per il dispiegamento avanzato di capacità sul proprio territorio, la Germania preferisce restare ancorata alla condivisione nucleare NATO e alla primazia americana, mentre Regno Unito e Francia rafforzano parallelamente sia i propri arsenali indipendenti sia il coinvolgimento nelle strutture alleate. Il problema, secondo l’autrice, non è di principio ma pratico: come far coesistere questi meccanismi sovrapposti sul piano operativo.

La seconda lacuna è la carenza di soluzioni concrete. Matlé propone la creazione di un gruppo di esperti permanente, con riunioni trimestrali o bimestrali a porte chiuse, composto da funzionari dei paesi partecipanti alla condivisione nucleare NATO insieme a Polonia, Regno Unito e Francia, per affrontare questioni che l’ambiguità deliberata della politica nucleare rende impossibili da risolvere con la sola analisi accademica. Propone inoltre esercitazioni congiunte tra velivoli francesi avanzati e caccia alleati a doppia capacità, e un raccordo tra l’esercitazione NATO Steadfast Noon e quella francese Poker.

Un terzo nodo riguarda l’erosione delle competenze nucleari, in particolare in Germania, dove il sapere strategico accumulato durante la Guerra Fredda si sarebbe progressivamente atrofizzato. Ricostruire questo «quoziente nucleare» attraverso briefing, programmi di scambio con i paesi europei dotati di arsenale e nuove generazioni di specialisti ministeriali è, secondo l’autrice, condizione necessaria per rendere possibile il dibattito stesso, non solo per arricchirlo.

Il commento di GrNet.it

Che cosa succede se un incidente nucleare-adiacente in Europa orientale richiede una risposta coordinata prima che Parigi, Berlino e Varsavia abbiano concordato chi decide che cosa? La proposta di Matlé di un gruppo di esperti permanente a porte chiuse risponde proprio a questo vuoto procedurale, più urgente delle dichiarazioni pubbliche di intenti. Per l’Italia, che non compare tra i paesi citati nei colloqui strutturati sulla forward deterrence francese, la questione non è teorica: un’architettura di deterrenza estesa che si ricompone attorno a Parigi, Londra e Berlino, con Varsavia come frontiera orientale, rischia di lasciare Roma spettatrice di decisioni che riguardano la sicurezza dell’intero fianco meridionale dell’Alleanza. Vale la pena chiedersi se l’Italia stia partecipando, anche informalmente, a questi canali di consultazione riservata o se il suo interesse resti subordinato ad altre priorità di bilancio e di agenda.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 3 settembre 2026

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