Il deterrente navale cinese entra nella maturità strategica

Secondo un’analisi di Robert Jordan e Sidharth Kaushal pubblicata da RUSI, il test cinese del 6 luglio di un missile balistico lanciato da sottomarino dimostra che il percorso di Pechino verso una capacità di secondo colpo pienamente credibile ha raggiunto un punto di maturazione. Negli ultimi dieci anni la Cina ha investito in modo sistematico, e con scarsa attenzione mediatica in Occidente, nello sviluppo di testate, capacità di test, produzione e vettori nucleari.
Il rapporto ricorda che l’arsenale cinese resta di gran lunga il terzo per dimensioni dopo Stati Uniti e Russia. Anche raddoppiando lo stock nel prossimo decennio, un obiettivo ambizioso ma realistico secondo le valutazioni sulla velocità di estrazione del plutonio dai reattori autofertilizzanti, la Cina resterebbe lontana dai numeri assoluti delle due superpotenze nucleari. Gli autori osservano però che la dimensione non è tutto: con l’attenuarsi dei vincoli imposti dal New START su Washington e Mosca, Pechino potrebbe avvicinarsi a una parità di fatto schierando operativamente una quota maggiore di uno stock stimato tra 1.200 e 1.500 testate.
La priorità cinese dell’ultimo decennio è stata la sopravvivenza del proprio arsenale. La componente terrestre, la più consistente, ha visto il dispiegamento di circa 100 missili intercontinentali DF-31 e DF-41 in silo, insieme a varianti mobili su strada. Il rapporto segnala che centinaia di silos aggiuntivi, molti vuoti, potrebbero costringere un avversario a impiegare missili contro bersagli fittizi, mentre il bombardiere strategico Xian H-20, in sviluppo da oltre quindici anni, aggiungerà una piattaforma a bassa osservabilità alla componente aerea della triade.
Il test del 6 luglio riguarda con ogni probabilità il nuovo missile JL-3, con un raggio stimato in precedenza attorno ai 10.000 km, destinato ai nuovi sottomarini a propulsione nucleare Type 096. Il missile ha percorso 7.500 km, ma gli autori notano che le traiettorie di test utilizzano spesso profili elevati che dimezzano il raggio effettivo: il valore reale potrebbe quindi avvicinarsi ai 15.000 km. A differenza dei rumorosi Type 094, i nuovi Type 096 impiegherebbero pompe a getto e propulsione turboelettrica ibrida, riducendo la segnatura acustica e permettendo di colpire il territorio continentale statunitense restando entro la prima catena di isole.
Gli autori collocano il test in un contesto temporale preciso: ha coinciso con l’esercitazione navale congiunta Cina-Russia e con il giorno in cui Australia e Fiji hanno firmato un trattato di difesa reciproca. Pechino ha criticato l’accordo pubblicamente, ma le Isole Salomone, tra i suoi partner più stretti nel Pacifico, hanno espresso un dissenso inconsueto. Il rapporto conclude che una maggiore sopravvivenza dell’arsenale cinese, pur riducendo il rischio di preemption reciproca, rischia di erodere la credibilità della deterrenza estesa statunitense verso i propri alleati, generando instabilità a livello regionale anche in presenza di maggiore stabilità strategica tra le due potenze.
Il commento di GrNet.it
Che cosa cambia per un alleato europeo della NATO se la deterrenza estesa americana perde margine di superiorità nel Pacifico? Meno di quanto sembri nell’immediato, ma il precedente concettuale conta: se Washington deve rivalutare la propria disponibilità a rischiare la propria sicurezza per un alleato lontano, la stessa logica si applica, mutatis mutandis, a qualunque teatro dove l’ombrello nucleare statunitense sia la base della pianificazione difensiva. L’analisi di RUSI si concentra giustamente sul Pacifico, ma la dinamica descritta, la crescente sopravvivenza dell’arsenale avversario che assottiglia il margine di damage limitation su cui si fonda la deterrenza estesa, non è un fenomeno esclusivamente asiatico. Per un pianificatore italiano il punto rilevante è che la stabilità strategica tra grandi potenze non si traduce automaticamente in sicurezza per gli alleati minori, anzi può liberare spazio per competizione e pressione a livello regionale, come mostra la reazione delle Isole Salomone all’accordo Australia-Fiji.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 29 luglio 2026




