IA e propaganda: gli agenti di MEK ed Emirati Arabi Uniti nelle operazioni di influenza

Su Telegram, in Iran, una rete di attivisti scambia messaggi su politica e notizie con un interlocutore noto come «Parsa». Non è una persona: è un agente di intelligenza artificiale (IA) addestrato su 8.400 post autentici per imitare lo stile dell’attivista vero, e a farlo funzionare sono quattro individui al servizio dell’Organizzazione dei Mojahedin del popolo dell’Iran (MEK). Il caso è ricostruito da Responsible Statecraft, testata del Quincy Institute, in un articolo di Nick Cleveland-Stout che parte dal rapporto di Anthropic e lo affianca ad altre operazioni analoghe.
Il rapporto, diffuso il mese scorso, descrive «Viktor», un agente basato su un modello linguistico di grandi dimensioni e capace di operare in autonomia. Oltre a sorvegliare persone all’interno dell’Iran, Viktor ha inondato le piattaforme di contenuti pro-MEK presentati come «indipendenti». Gran parte delle sue attività, cioè redigere relazioni, produrre contenuti e raccogliere informazioni, assomiglia al lavoro ordinario per cui milioni di americani usano Claude e ChatGPT.
Su Telegram l’agente ha infiltrato più di 500 gruppi, classificando i bersagli per città, età, professione, orientamento politico e precedenti di arresto, così da calibrare i messaggi. Su Instagram l’account @Tehranchekhabar19, con oltre 170.000 follower, si presenta come testata indipendente. Pubblica video favorevoli alla guerra statunitense-israeliana contro l’Iran e attacchi a Reza Pahlavi, ex principe ereditario a capo di una fazione rivale, e alcuni filmati raccolgono centinaia di migliaia di visualizzazioni. Altri profili creati da Viktor hanno un seguito simile, ma alcuni risultano chiusi.
Secondo l’autore, la sorpresa maggiore è quanto l’IA sia stata adottata da gruppi e partner allineati agli Stati Uniti. Il MEK, rimasto nell’elenco americano delle organizzazioni terroristiche straniere fino al 2012, conta su un sostegno rilevante al Congresso: lo scorso anno 230 membri della Camera hanno co-sponsorizzato una risoluzione a favore del suo piano per l’Iran. John Bolton, Mike Pence e Rudy Giuliani sono tra gli esponenti repubblicani intervenuti ai suoi raduni, spesso dietro compenso. Craig Holman, lobbista di Public Citizen, osserva che l’inganno tramite IA nasce dal rappresentare falsamente una persona o un ente mentre fa o dice ciò che non ha mai fatto.
Il quadro si allarga con un rapporto di OpenAI pubblicato la scorsa settimana. Operatori iraniani, servendosi di ChatGPT, avrebbero collocato quasi 100 articoli in testate di politica internazionale con firme fittizie, in genere contro la guerra all’Iran, con titoli come «Is America’s Iran Policy Being Privatized? The Jared Kushner Question». Lo stesso documento attribuisce alla Russia un falso think tank, il «Social Research Center», con collaboratori reali in America Latina ignari di lavorare per Mosca. Questi conducevano interviste vere e pubblicavano studi, per lo più sui rapporti tra India e America Latina, mentre gli operatori russi producevano contenuti e relazioni interne. L’account X del centro è stato sospeso, il sito resta attivo e respinge le accuse come «fattualmente scorrette» e come tentativo deliberato di screditare un progetto di ricerca indipendente.
Il terzo caso riguarda gli Emirati Arabi Uniti (EAU), vicini partner di Washington in Medio Oriente. Funzionari emiratini avrebbero creato su Claude un agente soprannominato «Deadshot», incaricato di ripulire l’immagine del Paese nella guerra civile sudanese. Le Rapid Support Forces (RSF), milizia sostenuta dagli EAU, sono accusate in modo credibile di pulizia etnica e violenze sessuali, e una missione d’inchiesta dell’ONU ha riscontrato nelle azioni contro le comunità non arabe del Darfur i «segni distintivi del genocidio».
Deadshot avrebbe sottratto l’identità di una vera organizzazione sudanese per i diritti umani e scritto una testimonianza destinata alle Nazioni Unite, nella speranza di apparire come voce di «testimoni locali indipendenti». Il rapporto di Anthropic è contraddittorio sull’esito: in un punto dice di non poter confermare che il testo sia arrivato al destinatario, in un altro lo descrive come presentato in una sessione dal vivo del Consiglio ONU per i diritti umani. L’azienda non ha risposto alla richiesta di commento. L’agente ha inoltre compilato «dossier di contro-responsabilità» sui relatori speciali ONU critici verso gli EAU.
Su X, Deadshot avrebbe gestito circa 300 account inautentici per attribuire la guerra alla Fratellanza musulmana, che sostiene le Forze armate sudanesi contro le RSF e la cui sezione sudanese gli Stati Uniti hanno designato organizzazione terroristica straniera all’inizio dell’anno. I post fanno spesso appelli umanitari; due citati arrivano da profili con 27.000 e 119.000 follower. L’operatore avrebbe chiesto a Claude centinaia di volte di condurre una «operazione transatlantica e regionale coordinata» per smantellare la Fratellanza a livello globale.
Kholood Khair, direttrice fondatrice del think tank Confluence Advisory di Khartum, descrive un conflitto combattuto su tre fronti: campo di battaglia, tavolo negoziale e spazio informativo, quest’ultimo sempre più rilevante. Molti post, nota, non sono falsi ma selettivi. Per Khair l’IA è il prossimo terreno di scontro, e il Sudan funge da banco di prova su cui gli EAU hanno un vantaggio di partenza.
Il commento di GrNet.it
Le prove di queste operazioni passano quasi per intero dalle aziende che forniscono i modelli, e un’analisi di intelligence serve a poco finché l’accertamento resta nelle mani di chi vende lo strumento. Il testo stesso lo lascia intravedere: il rapporto di Anthropic dà versioni diverse sull’esito della testimonianza all’ONU, e il Social Research Center contesta le accuse di OpenAI. Per l’Italia resta aperto un punto pratico: se la schedatura di gruppi per città, professione e precedenti di arresto, descritta per Telegram, possa essere riconosciuta dagli organismi nazionali senza dipendere dalle segnalazioni delle piattaforme. Sulla dimensione politica, cioè i legami con il Congresso e con partner di Washington, l’articolo prende una posizione che meriterebbe un confronto con altre fonti.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 20 ottobre 2026






