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Elezioni russe di settembre, un’occasione per parlare oltre il Cremlino

Secondo un’analisi di Chatham House, le elezioni parlamentari russe di settembre, pur restando un esercizio controllato dal Cremlino, offrono all’Europa un’occasione insolita per comunicare direttamente con la popolazione russa, sempre più esposta agli effetti concreti della guerra contro l’Ucraina.

Il voto, spiega il think tank britannico, si svolgerà su tre giornate, senza osservatori internazionali, con voto elettronico praticamente non verificabile in 33 regioni e candidati selezionati a monte dall’amministrazione presidenziale. Nessuno in Russia si attende sorprese: la Duma è nota da tempo come «stampante impazzita» per la rapidità con cui approva le proposte del governo.

Ciò che cambia quest’anno, secondo l’autrice, è la percezione diffusa del conflitto. Per tre anni il Cremlino è riuscito a tenere la guerra a distanza dalla vita quotidiana dei russi; ora la benzina scarseggia per gli attacchi ucraini alle raffinerie, con code prolungate ai distributori, mentre il fumo degli incendi ai magazzini è visibile dallo spazio e le autorità hanno bloccato internet mobile e telefonia «per motivi di sicurezza». Circa due terzi dei russi, secondo un dato citato dall’analisi, indicano la pace con l’Ucraina come loro desiderio prioritario, posizione condivisa persino da German Gref, a capo della principale banca statale ed ex ministro dell’Economia.

Da qui la proposta centrale dell’articolo: gli alleati di Kyiv dovrebbero comunicare direttamente ai cittadini russi, bypassando il Cremlino, un’offerta concreta. Se Russia Unita, il partito che si è definito apertamente «il partito di Putin», dovesse perdere le elezioni, gli alleati garantirebbero la fine degli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe, un’iniziativa più articolata rispetto alla semplice moratoria sugli attacchi a lungo raggio discussa in precedenza tra Zelensky e Trump.

L’autrice riconosce le obiezioni: i media russi restano sotto controllo statale, molti russi considerano gli ucraini nemici, i risultati elettorali saranno comunque quelli voluti da Putin, e il Cremlino userebbe un’iniziativa del genere come prova di ingerenza occidentale. Tuttavia, richiama uno studio del CASE Centre secondo cui almeno 7-9 milioni di russi accedono regolarmente a fonti di informazione alternative, capaci di diffondere il messaggio per passaparola.

Significativo, secondo l’analisi, è che gli stessi esponenti di Russia Unita sospettino già che gli attacchi ucraini alle raffinerie mirino a orchestrare un risultato elettorale privo di maggioranza stabile: il vicecapo della fazione, Andrei Isayev, ha invitato i russi a non reagire come «adolescenti offesi». Se l’avversario teme proprio questo scenario, conclude il think tank, tanto vale tentarlo: le probabilità di successo sono definite «trascurabili», ma il costo dell’iniziativa sarebbe nullo, a fronte di decenni di reazione europea puramente difensiva nei confronti di Mosca.

Il commento di GrNet.it

L’analisi non affronta però un nodo operativo non secondario: come si verifica, in pratica, che un’offerta di questo tipo raggiunga davvero i russi senza passare per i canali che il Cremlino può intercettare o distorcere a proprio favore. Comunicare condizioni di de-escalation attraverso reti informali o media indipendenti espone il messaggio al rischio di manipolazione da parte degli stessi apparati che si vorrebbe aggirare, con effetti di propaganda inversa non trascurabili. Per l’Italia, che nella narrazione pubblica sul conflitto ha sempre privilegiato i canali diplomatici tradizionali, un’iniziativa di comunicazione diretta alla popolazione russa solleverebbe interrogativi non banali sulla titolarità politica di simili messaggi tra alleati NATO. Resta comunque un’ipotesi che, per costo quasi nullo, meriterebbe una valutazione più approfondita nei consessi europei, anche solo come esercizio di comunicazione strategica.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 30 luglio 2026

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