Carceri, il Sappe protesta: Nordio riceve Alemanno ma ignora i sindacalisti

Il segretario generale Capece denuncia l’assenza di incontri con il sindacato della Polizia Penitenziaria e chiede dotazioni di autotutela per gli agenti
Roma, 29 luglio 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) critica la scelta del ministro della Giustizia Carlo Nordio di ricevere ieri Gianni Alemanno, accompagnato dal proprio legale, per discutere della situazione carceraria, mentre continua a non incontrare i rappresentanti del sindacato maggiormente rappresentativo del Corpo.
«Abbiamo appreso con autentico stupore e profonda amarezza» questa decisione, dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Da mesi chiediamo un incontro al Guardasigilli per rappresentargli la realtà delle carceri italiane vista con gli occhi di chi il carcere lo vive ogni giorno, non da detenuto ma da servitore dello Stato».
Capece sottolinea che le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria operano ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l’anno, affrontando aggressioni, tensioni, rivolte, carenze di organico e sovraffollamento. «Eppure, nonostante le nostre reiterate richieste, il Ministro non ha mai ritenuto di ricevere il Sappe».
Il sindacalista non contesta il diritto di Alemanno di rappresentare le proprie valutazioni, ma critica «una scelta istituzionale che continua a ignorare la voce della Polizia Penitenziaria». Secondo Capece, per comprendere davvero la crisi carceraria occorre ascoltare chi quella crisi l’affronta quotidianamente indossando un’uniforme dello Stato.
Il Sappe attende da mesi risposte concrete su questioni non più rinviabili. Capece chiede l’intervento immediato per dotare il personale di strumenti di autotutela, a partire dallo spray al peperoncino, «già ampiamente sperimentato come presidio efficace e non letale». Le continue aggressioni contro gli appartenenti al Corpo, sostiene, dimostrano che «non bastano più le rituali manifestazioni di solidarietà dopo ogni episodio di violenza».
«L’inerzia delle istituzioni rischia di produrre un pericoloso effetto emulativo, alimentando nei detenuti più violenti la convinzione che aggredire il personale sia un comportamento sostanzialmente privo di conseguenze». Capece conclude rivolgendo un appello diretto al ministro Nordio: «Convochi finalmente il Sappe. Perché le carceri italiane non si cambiano ascoltando una sola voce, ma confrontandosi anche con chi, ogni giorno, ne sostiene il peso, le responsabilità e i rischi al servizio delle istituzioni».




