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Il gas bruciato in Nord Africa può alleggerire la crisi energetica europea

Secondo un’analisi di Jason Pack e Mark Davis pubblicata da RUSI, l’insediamento di un nuovo primo ministro britannico offre l’occasione per rilanciare gli investimenti contro il gas flaring nordafricano, legando questo dossier tecnico ai negoziati diplomatici in corso sulla Libia e alla sicurezza energetica europea.

Gli autori partono da un contesto di fragilità: le ricadute della guerra in Iran, le interruzioni ai flussi di GNL qatarino, l’esplosione di una petroliera russa di GNL, prezzi del gas oltre i 20 dollari per MMBtu e livelli di stoccaggio ai minimi record hanno riportato in primo piano la vulnerabilità dell’approvvigionamento europeo. In questo scenario, sostengono Pack e Davis, esiste un’opportunità largamente trascurata proprio al di là del Mediterraneo.

Algeria, Libia ed Egitto disperdono ogni anno oltre 25 miliardi di metri cubi di gas attraverso flaring, venting e perdite di rete, una quota pari a oltre il 13% della produzione combinata dei tre paesi, che insieme rappresentano il 3,8% dell’offerta mondiale di gas. Nel 2025 la Libia ha registrato il livello di flaring più alto dagli anni immediatamente successivi alla caduta di Gheddafi. A prezzi plausibili, gli autori stimano che la regione bruci tra i 5 e i 10 miliardi di dollari l’anno.

Il paradosso, secondo l’analisi, è che questo flaring record coincide con esportazioni ai minimi storici: nel 2025 le esportazioni di gas dai tre paesi sono scese a circa 41 miliardi di metri cubi, un terzo in meno rispetto al 2021, penalizzate dalla domanda elettrica interna crescente e dall’invecchiamento dei giacimenti. Le infrastrutture di export restano largamente sottoutilizzate: quattro gasdotti e quattro terminali GNL collegano la regione all’Europa, ma con un tasso di utilizzo sceso al 35%.

Gli autori indicano interventi già in corso o proponibili: riparazioni agli impianti di compressione in Libia, nuovi gasdotti nel bacino della Sirte, una collaborazione tra Capterio e la National Oil Corporation libica annunciata all’Africa Energies Summit di Londra, il coordinamento tra joint venture algerine e progetti egiziani di recupero del gas per la generazione elettrica.

Sul piano politico, il rapporto segnala che le iniziative diplomatiche dell’inviato speciale statunitense Massad Boulos e dell’inviata ONU Claudia Tetteh sono vicine ad annunci di svolta, pur criticando l’impostazione di Boulos per il rischio di consolidare il potere delle famiglie Haftar e Dabaiba. Pack e Davis propongono che Europa e Regno Unito condizionino il proprio sostegno a questi processi all’inserimento della lotta al flaring come tema non negoziabile, sfruttando il fatto che, a differenza delle riforme sui sussidi, nessuna fazione libica ha interesse a ostacolare questo obiettivo.

Il rapporto richiama infine la scadenza del regolamento UE sul metano, che dal 2030 imporrà requisiti stringenti di monitoraggio sulle importazioni di combustibili fossili, e cita il Piano Mattei italiano come cornice compatibile con questa agenda di investimenti nella cattura e valorizzazione del gas associato.

Il commento di GrNet.it

Il flaring nordafricano è un caso raro in cui interesse economico, sicurezza energetica e riduzione delle emissioni convergono senza produrre perdenti interni, il che ne fa una leva diplomatica più maneggevole di altre riforme strutturali libiche. Per l’Italia, che ha già inquadrato il dossier energetico nordafricano nel Piano Mattei, la proposta di RUSI offre un aggancio tecnico concreto: condizionare il sostegno ai processi negoziali su Boulos e Tetteh a impegni verificabili sul recupero del gas disperso, anziché limitarsi a osservare gli equilibri tra le fazioni libiche. Restano aperte le incognite sulla capacità di Tripoli e Bengasi di garantire la sicurezza degli impianti e la continuità degli investimenti in un contesto ancora frammentato. La sottoutilizzazione al 35% delle infrastrutture esistenti, dai gasdotti Greenstream ai terminali GNL, indica comunque un margine di manovra reale, non solo teorico, per Roma e Bruxelles.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 22 luglio 2026

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