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Mar Rosso e Hormuz: due colli di bottiglia mettono alla prova la sicurezza marittima collettiva

Secondo un’analisi di Chatham House, il blocco navale annunciato dagli Houthi contro l’Arabia Saudita il 20 luglio apre una fase pericolosa nella crisi che investe il commercio marittimo globale. Con lo Stretto di Bab al-Mandab e il Canale di Suez di fatto chiusi, entrambi gli sbocchi del Mar Rosso risultano sigillati, aggravando la crisi già in corso nello Stretto di Hormuz. Il think tank britannico parla apertamente di una crisi simultanea su tre colli di bottiglia marittimi e si chiede se il sistema internazionale sia in grado di proteggere i traffici commerciali globali.

Il rapporto legge il ritorno dell’Iran al confronto militare a Hormuz come una scommessa calcolata: chiudere lo stretto e proseguire gli attacchi servirebbe a Teheran per alzare il costo dello stallo e riportare Washington al tavolo negoziale su condizioni più ampie, secondo la logica dell’“escalate to de-escalate”. Il coinvolgimento Houthi, in questo schema, mette sotto pressione gli alleati regionali di Washington, in particolare Riad, danneggia i mercati petroliferi e diversifica la leva negoziale iraniana garantendo a Teheran una plausibile negabilità.

Gli autori sottolineano però che gli Houthi non vanno considerati un semplice esecutore della strategia iraniana. Pur dipendendo da Teheran per assistenza militare e tecnologie avanzate, il movimento mantiene un’autonomia significativa nel perseguire obiettivi politici interni: la pressione su Riad per rilanciare il percorso politico sospeso alla fine del 2023, il rafforzamento della propria legittimità domestica e l’ambizione di porsi come guida dell’Asse della Resistenza dopo l’indebolimento di Hezbollah in Libano.

Il rapporto cita un passaggio significativo: gli Houthi «non hanno bisogno di mantenere una capacità operativa perfetta per produrre effetti strategici», poiché il loro obiettivo non è affondare un gran numero di navi ma generare incertezza sufficiente a far alzare i premi assicurativi, spingere le compagnie a deviare le rotte e far assorbire ai governi costi economici crescenti. Per questo la durata del blocco dipenderà più dalla capacità Houthi di sostenere la pressione politica che dall’esito di eventuali scontri con le forze navali internazionali.

Le conseguenze di una chiusura simultanea dei due stretti, avverte Chatham House, ricadrebbero su economie fortemente dipendenti dalle importazioni come India, Cina, Giappone e Corea del Sud. Il rischio maggiore individuato dal rapporto è però un altro: la frammentazione della cooperazione internazionale, con singoli Stati o compagnie private che negoziano intese bilaterali ad hoc con Teheran e con gli Houthi per garantirsi il transito, indebolendo così la sicurezza marittima collettiva e premiando la coercizione.

Tra le opzioni disponibili, il think tank cita la proposta britannico-francese di aprile per una coalizione di 40 Paesi a tutela del transito nello Stretto di Hormuz, già in fase di preparazione, insieme alle missioni europee Aspides e Atalanta, operative da anni tra Golfo e Mar Rosso. Rafforzare questi meccanismi multinazionali, sostiene il rapporto, sarebbe preferibile alla proliferazione di accordi bilaterali con Teheran e gli Houthi, mentre un ricorso crescente a compagnie di sicurezza marittima privata rischierebbe di complicare ulteriormente le catene di comando e le responsabilità in caso di incidenti.

Il commento di GrNet.it

Quanto può reggere, in termini pratici, una missione come Aspides se il fronte da coprire si allarga da Bab al-Mandab a Hormuz nello stesso momento? La domanda non è retorica: le unità europee dispiegate nel Mar Rosso sono dimensionate su una minaccia asimmetrica localizzata, non su una crisi a doppio fronte che assorbe assetti di scorta, sorveglianza e difesa aerea imbarcata. Per la Marina Militare italiana, presente nella regione, il nodo diventa la sostenibilità logistica di turni prolungati e la disponibilità di piattaforme antimissile in numero sufficiente a coprire più rotte contemporaneamente. Il rapporto Chatham House giustamente sposta l’attenzione dal blocco in sé alla soglia di escalation, ma per un pianificatore navale la variabile decisiva resta la capacità industriale di rigenerare scorte di intercettori in tempi compatibili con un conflitto di attrito marittimo prolungato.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 24 luglio 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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