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Un attacco russo alla NATO è davvero imminente? Quincy dice di no

Secondo un’analisi di Mark Episkopos pubblicata da Responsible Statecraft, la guerra in Ucraina ha alimentato una narrazione fuorviante sui rapporti tra Russia e Occidente, secondo cui l’amministrazione Trump, incrinando i legami transatlantici, avrebbe spalancato a Vladimir Putin la strada per attaccare la NATO. L’autore prende di mira in particolare un reportage del giornalista Mac William Bishop uscito su Rolling Stone, che descrive Putin come mosso da una sorta di megalomania storica capace di spingerlo verso una guerra contro un blocco militare enormemente più potente della Russia.

Bishop, riporta Episkopos, sostiene che il presidente russo vorrebbe «rimuovere la NATO dallo scacchiere geopolitico» e riportare l’Europa orientale e centrale sotto l’influenza di Mosca. Per costruire questa tesi, il giornalista di Rolling Stone ripercorre decenni di critiche di Trump all’Alleanza, risalenti fino al 1987, quando l’allora imprenditore newyorkese pubblicò un’inserzione a pagamento sui giornali accusando gli alleati americani di comportamento free-rider e chiedendo che «gli altri paghino per la protezione che offriamo». Per Episkopos si tratta di un insieme di prove modesto, che riguarda principalmente la ripartizione degli oneri di difesa e non dimostra alcun disegno di consegna dell’Europa orientale a Putin.

Il punto debole del reportage, secondo l’autore di Quincy, è che le stesse fonti citate da Bishop non sostengono la tesi centrale. Un funzionario NATO intervistato afferma di non vedere «nulla di significativamente diverso» rispetto al passato, mentre l’esperto militare Michael Kofman definisce gli scenari di attacco diretto russo contro Stati NATO «possibilità a bassa probabilità».

Tra queste ipotesi, la più discussa nel reportage è quella della «incursione limitata»: un’avanzata fulminea russa per sottrarre porzioni di territorio a uno Stato membro, con l’Estonia spesso indicata come obiettivo più vulnerabile. Il calcolo di Mosca, secondo questa lettura, sarebbe che Stati Uniti e alleati non vorrebbero impegnarsi in una guerra totale per un lembo di territorio del fianco orientale, generando una crisi politica capace di indebolire o dissolvere l’Alleanza.

Episkopos richiama uno studio del Quincy Institute che ha già argomentato l’improbabilità di questo scenario e cita le parole del ministro degli Esteri estone Margus Tsakhna, secondo cui né l’Estonia né la NATO rilevano indicazioni di un attacco russo su larga scala imminente: la valutazione della minaccia da parte di Tallinn non è cambiata, per due ragioni indicate dal ministro stesso, la difficoltà russa in Ucraina e la mancanza attuale delle capacità necessarie, oltre all’effetto dissuasivo della NATO.

L’articolo sottolinea inoltre che la garanzia di intervento americano prevista dall’articolo 5 non era assoluta nemmeno prima della seconda presidenza Trump, e che la componente europea della NATO dispone delle capacità per assumersi la responsabilità primaria della deterrenza verso la Russia. Per Episkopos, il reportage di Rolling Stone rappresenta un tentativo di ostacolare una necessaria ricalibrazione del ruolo statunitense nell’Alleanza, gonfiando la minaccia fino a renderla una caricatura e distogliendo l’attenzione dalla vera sfida di gestire le relazioni transatlantiche in un contesto di guerra reale, ma non accelerata, come sostiene l’autore, dai cambiamenti nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa.

Il commento di GrNet.it

L’analisi di Episkopos non affronta un punto che riguarda direttamente le forze europee, Italia compresa: se la deterrenza verso Mosca deve davvero passare in misura crescente dagli eserciti del continente, la domanda operativa non è se lo scenario di incursione limitata sia probabile, ma se le capacità di comando, mobilità e rifornimento europee siano già pronte a sostituire, e non solo affiancare, la componente americana. Gli stessi funzionari estoni citati nel pezzo parlano di una valutazione della minaccia rimasta invariata, il che non equivale a dire che la NATO europea sia già autosufficiente sul piano logistico e industriale. Per Roma, che contribuisce alla presenza avanzata nel fianco orientale e discute da anni di autonomia strategica europea, questo scarto tra retorica rassicurante e prontezza reale delle forze meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva nel dibattito pubblico italiano.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 19 agosto 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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