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L’onda sovranista che minaccia il fronte europeo su Ucraina e difesa

Ventimila manifestanti convergono a Erfurt il 4 e 5 luglio per contestare il congresso nazionale dell’Alternative für Deutschland, mentre all’interno della sala i relatori del partito evitano deliberatamente i toni più aggressivi sull’immigrazione e si presentano come forza patriottica, pragmatica e pronta a governare. La scena, descritta in un’analisi pubblicata su Responsible Statecraft da Molly O’Neal, anticipa un autunno elettorale che potrebbe ridisegnare i rapporti di forza sulla difesa continentale.

L’articolo richiama un Brief del Quincy Institute pubblicato il 30 giugno, dedicato agli ostacoli che il progetto di autonomia strategica europea incontra da parte delle correnti sovraniste. In diversi paesi dell’Unione Europea e della NATO, i partiti populisti-nazionalisti si oppongono alle ambizioni centralizzatrici di Bruxelles e difendono le prerogative dei governi nazionali in materia di difesa, pur non respingendo in linea di principio un aumento della spesa militare.

In Germania l’AfD risulta il primo partito nei sondaggi, con circa sei punti di vantaggio sulla coalizione CDU-CSU guidata dal cancelliere Friedrich Merz, il cui indice di gradimento si attesta intorno al 15%. Le elezioni regionali del 6 settembre in Sassonia-Anhalt vedono l’AfD al 40%, un margine che rende quasi impossibile formare una maggioranza senza il partito. In Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove si vota il 20 settembre, l’AfD guida i sondaggi ma restano combinazioni alternative con la SPD uscente.

Una vittoria in Sassonia-Anhalt romperebbe il cosiddetto cordone sanitario mai violato dalla nascita del partito. Il Bündnis Sahra Wagenknecht si è già detto disponibile a entrare in coalizioni guidate dall’AfD in entrambi i Länder. Merz e la dirigenza CDU-CSU restano contrari a qualsiasi apertura nazionale, soprattutto perché l’AfD punta a un riavvicinamento con la Russia, si oppone agli aiuti militari a Kiev e limita il proprio sostegno al ruolo europeo nella NATO alla sola difesa territoriale.

In Francia, dopo il verdetto di martedì che ha confermato la sua eleggibilità, Marine Le Pen ha annunciato la propria candidatura alla presidenza, con Jordan Bardella al fianco come premier designato. Il Rassemblement National mantiene un vantaggio ampio sul resto del campo in vista delle elezioni dell’aprile prossimo, sostenuto da circa un terzo dell’elettorato francese, frutto della frustrazione per lo stallo politico degli ultimi anni di presidenza Macron e per le politiche migratorie. In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Bardella ha indicato l’intenzione di cercare una collaborazione stretta con Merz su riforme economiche e riarmo europeo, pur mantenendo, come guida della fazione Patriots of Europe al Parlamento europeo, una linea di scontro frontale con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, contro cui ha già promosso due mozioni di sfiducia.

Secondo l’analisi, le posizioni di AfD e RN non coincidono su ogni punto, ma la loro ascesa mette in discussione la linea prevalente a Bruxelles, orientata a considerare una sconfitta netta della Russia condizione necessaria per chiudere la guerra in Ucraina. Una maggiore presenza di questi partiti nei processi decisionali di politica estera potrebbe, secondo gli autori, aprire spazio a un’iniziativa diplomatica europea autonoma, spostando la guida della difesa strategica dagli organi della Commissione verso gli Stati membri.

Il commento di GrNet.it

Un cordone sanitario che regge da vent’anni e che potrebbe cedere in un Land tedesco a settembre cambia la grammatica con cui si discute di difesa europea, non solo gli equilibri di Berlino. Se l’AfD entrasse in una coalizione regionale, il precedente peserebbe sul dibattito nazionale sulla NATO e sull’invio di aiuti a Kiev, oggi vincolato a un consenso bipartisan che a Roma si dà quasi per scontato. L’Italia osserva con interesse diretto perché un asse Bardella-Merz su riforme economiche e riarmo, per quanto ancora ipotetico, ridisegnerebbe i rapporti di forza a Bruxelles proprio mentre si negoziano i meccanismi di finanziamento comune della difesa. Resta da capire se un’eventuale spinta sovranista si traduca in meno spesa militare condivisa o solo in meno subordinazione alla Commissione, due esiti con conseguenze molto diverse per Roma.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 13 luglio 2026

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