Ucraina, il siluramento di Fedorov apre una crisi di fiducia sulla difesa

Cosa succede quando il ministro della difesa più popolare di Kyiv viene rimosso dopo appena sei mesi, e lo denuncia pubblicamente? Secondo l’analisi pubblicata dall’European Council on Foreign Relations (ECFR) a firma di Jana Kobzová, la risposta è duplice: proteste di piazza per il secondo luglio consecutivo, e un dubbio che riguarda direttamente i partner europei, ossia se l’assistenza militare occidentale a Kyiv venga impiegata nel modo più efficace.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha destituito Mykhailo Fedorov, ministro della difesa da gennaio 2026, motivando la scelta con una rottura di rapporti tra il dicastero e i vertici militari. Fedorov, dal canto suo, ha reso pubblica una dichiarazione dai toni duri contro il comandante in capo delle forze armate Oleksandr Syrsky, accusato di aver preferito la lealtà personale al merito, di restare ancorato a metodi bellici superati e di aver ostacolato riforme necessarie. «Invece di capire come sconfiggere la Russia in modo asimmetrico», ha dichiarato Fedorov, Syrsky «ha capito come dividere il paese».
Al posto di Fedorov, Zelensky ha proposto Yevhen Khmara, comandante militare rispettato e attuale capo ad interim del servizio di sicurezza ucraino, la cui nomina resta comunque subordinata all’approvazione del parlamento. L’ECFR sottolinea che Khmara possiede credenziali come leader militare, ma che spetta ai deputati valutare se sia anche un gestore affidabile per un dicastero cruciale.
La questione, ricorda il think tank, non riguarda solo Kyiv. Alla fine del secondo trimestre la spesa per difesa e sicurezza rappresentava circa l’80% del bilancio annuale ucraino, con quasi un terzo finanziato da partner esterni, gli stessi che coprono anche buona parte dei bisogni civili del paese. L’Unione europea e i paesi europei restano di gran lunga i principali sostenitori finanziari e militari di Kyiv: per questo, argomenta l’ECFR, il modo in cui vengono spese le risorse e il grado di coerenza tra strategia militare, forniture, reclutamento e appalti diventano questioni che meritano un controllo serio.
Il rapporto raccomanda che i partner europei non prendano posizione a favore di un candidato specifico, ma chiedano che chiunque sostituisca Fedorov sia una figura credibile, competente e capace di ottenere fiducia, in grado di proseguire le riforme della difesa e affrontare i nodi irrisolti su mobilitazione, rapporti con i vertici militari e corruzione nel settore, oltre a garantire continuità nello sviluppo della base tecnologica difensiva ucraina.
Prima di guidare il ministero, Fedorov aveva diretto la trasformazione digitale dello stato ucraino, esperienza che gli viene ampiamente riconosciuta per i progressi tecnologici nella difesa che hanno contribuito a ribaltare l’andamento del conflitto. Alcune voci nell’esercito ne hanno difeso l’operato appoggiando le sue accuse contro Syrsky, altre si sono schierate con il comandante. Circolano da settimane, inoltre, indiscrezioni su ambizioni politiche personali di Fedorov, che i manifestanti indicano come possibile movente reale del rimpasto. Il parlamento, che si riunirà nuovamente solo a metà agosto salvo sessioni straordinarie, avrà tempo per un confronto approfondito prima di esprimersi sul nuovo ministro.
Il commento di GrNet.it
Ottanta per cento del bilancio ucraino destinato a difesa e sicurezza, un terzo finanziato da partner esterni: sono le cifre che spiegano perché una crisi interna al vertice militare di Kyiv non resta una questione di politica interna ucraina. Se le accuse di Fedorov su metodi bellici superati e riforme bloccate hanno fondamento, il problema riguarda direttamente chi fornisce armi, addestramento e fondi, Italia compresa, perché nessun sistema d’arma compensa una catena di comando disallineata sulla dottrina d’impiego. La vicenda richiama un nodo classico nelle coalizioni in guerra, quello del rapporto tra innovazione tecnologica e conservatorismo operativo dei vertici tradizionali, che raramente si risolve senza frizioni. Per Roma, che partecipa al sostegno multilaterale a Kyiv, la lezione utile riguarda la necessità di condizionare l’assistenza a una reale coerenza tra strategia, procurement e mobilitazione, senza però entrare nel merito delle scelte di personale, che restano prerogativa sovrana ucraina.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 17 luglio 2026




