Polizia Penitenziaria

Savona senza carcere, il Sappe critica la chiusura del Sant’Agostino

Il sindacato della polizia penitenziaria: la provincia è l’unica in Italia senza istituto. Serve accelerare il nuovo progetto

Roma, 9 luglio 2026 – La vicenda del novantottenne arrestato a Savona per tentato omicidio della moglie e rinchiuso nel carcere di Marassi a Genova riaccende il dibattito sulla carenza di strutture penitenziarie nella provincia ligure. Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) difende la legittimità dell’arresto, ma usa il caso per tornare a criticare la chiusura del carcere Sant’Agostino, avvenuta senza una struttura alternativa.

«Chi grida allo scandalo dimostra di ignorare le regole del processo penale», afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe. Secondo il sindacalista, il Codice di procedura penale prevede l’arresto obbligatorio in caso di ipotesi di tentato omicidio. Gli arresti domiciliari non erano praticabili perché l’abitazione era stata sequestrata per i rilievi investigativi e non risultavano altri domicili idonei.

Il vero problema, sostiene il Sappe, è che Savona continua a non avere un carcere. «Lo denunciamo da anni», osserva Capece. «Avevamo detto che chiudere il Sant’Agostino senza una nuova struttura sarebbe stato un errore gravissimo. Purtroppo, avevamo ragione». Il segretario generale critica la decisione del Ministero della Giustizia di abbassare la serranda «dall’oggi al domani, senza confronto con il sindacato, senza tutele per il personale e senza alcuna alternativa».

La chiusura dell’istituto savonese ha avuto conseguenze significative: sono state interrotte attività trattamentali, disperse professionalità e vanificati investimenti pubblici. I detenuti sono stati trasferiti negli istituti della Liguria e del resto d’Italia, con disagi per le famiglie. Decine di poliziotti penitenziari sono stati costretti a lasciare la propria sede di servizio.

Savona è sede di Tribunale ed è l’unica provincia italiana priva di un carcere. Il Sappe chiede l’accelerazione della realizzazione del nuovo istituto, previsto nell’area della Val Bormida con almeno 300 posti. «Le promesse non bastano più», conclude Capece. «È arrivato il momento di aprire il cantiere del nuovo carcere. Dalle parole bisogna finalmente passare ai fatti».

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