Carceri, il sindacato della polizia penitenziaria chiede istituti dedicati ai detenuti violenti

Il Sappe propone al ministro Nordio strutture specializzate per gestire i soggetti più pericolosi e tutelare il personale
Roma, 15 giugno 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ha sottoposto una proposta strutturale al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Carlo De Michele per affrontare l’escalation di violenze negli istituti penitenziari italiani. Al centro della richiesta c’è la creazione di istituti o sezioni specializzate dedicate ai detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario.
«La situazione delle nostre carceri non è più tollerabile», denuncia il segretario generale del Sappe Donato Capece. «Donne e uomini della Polizia Penitenziaria continuano ad essere aggrediti, minacciati, insultati e feriti nello svolgimento del proprio dovere, in un contesto segnato da sovraffollamento, gravissima carenza di organico e condizioni di lavoro sempre più pesanti».
Secondo il sindacato, il sistema penitenziario italiano attraversa una delle fasi più critiche della sua storia recente: oltre 64mila detenuti sono ristretti in istituti con una capienza regolamentare di poco superiore ai 47mila posti. La carenza di personale costringe gli operatori a turni massacranti e straordinari spesso non recuperati, con conseguenze gravi anche sul piano psicofisico. Il Sappe segnala un elevato numero di suicidi tra gli agenti e un crescente ricorso a cure per patologie stress-correlate.
La proposta riguarda specificamente i detenuti che, per condotte violente, intimidatorie o gravemente destabilizzanti, compromettono l’ordine e la sicurezza degli istituti. «L’esperienza sul campo dimostra che un numero crescente di detenuti presenta livelli di pericolosità incompatibili con l’ordinaria organizzazione detentiva», spiega Capece. «Eppure, troppo spesso, la sua applicazione si scontra con la mancanza di strutture adeguate e di personale specificamente formato».
Il Sappe chiede l’individuazione, in ciascuna Regione o nell’ambito di ogni Provveditorato regionale, di istituti attrezzati per questa gestione specializzata, dotati di risorse strutturali, tecnologiche e professionali. Tra le misure proposte figurano l’assegnazione prioritaria di personale, il potenziamento della formazione specialistica, il riconoscimento di sedi disagiate ai fini della mobilità e specifiche valorizzazioni economiche.
«Quella del Sappe non è una richiesta corporativa ma una proposta di buon senso e di responsabilità istituzionale», conclude Capece. «Difendere la sicurezza delle carceri significa difendere la legalità e la credibilità dello Stato».


