Sovranità mineraria africana: il rischio di confondere il controllo elitario con il governo delle risorse

La distinzione tra sovranità delle risorse e cattura elitaria è centrale nel dibattito sulla gestione dei minerali critici africani. Secondo un’analisi di Chatham House, il controllo dei giacimenti da parte di leader non responsabili non equivale a uno stato che amministra i minerali nell’interesse dei cittadini. Gli autori Christopher Vandome e Tighisti Amare sottolineano come la qualità della leadership politica e le configurazioni istituzionali determinino se uno stato beneficia effettivamente delle proprie risorse naturali.
La vera sovranità mineraria si esercita attraverso la rinegoziazione consensuale dei contratti e la revisione dei quadri normativi in modo da aumentare il beneficio pubblico e la trasparenza, mantenendo relazioni di fiducia con partner affidabili. Al contrario, la cattura elitaria si verifica quando un piccolo gruppo prende il controllo dello stato e utilizza i minerali per stipulare accordi opachi con attori malevoli, consolidando il governo autoritario anziché istituzioni responsabili.
Il caso del Burkina Faso sotto il presidente Ibrahim Traoré, salito al potere con un colpo di stato nel 2022, esemplifica questo rischio. Sebbene campagne sui social media, collegate al fratello del presidente, celebrino la nazionalizzazione dei giacimenti come affermazione di sovranità africana, la realtà è più complessa. Il governo ha concesso licenze minerarie a un’azienda russa sottoposta a sanzioni internazionali; l’oro del Burkina Faso è ampiamente sospettato di finanziare la guerra russa in Ucraina e di sottoscrivere accordi di sicurezza con contractor russi. Questi accordi isolano il paese dai mercati finanziari legittimi, lasciandolo in balia di attori predatori i cui interessi contrastano con lo sviluppo nazionale a lungo termine.
L’annullamento delle licenze per gli operatori industriali ha inoltre reso i giacimenti vulnerabili all’estrazione illegale e allo sfruttamento da parte di commercianti legati al terrorismo regionale. La produzione artigianale non regolamentata, spesso caratterizzata da lavoro minorile e schiavitù, è aumentata nel Burkina Faso e nella regione.
Tuttavia, il testo sottolinea che gli stati africani del ventunesimo secolo possono essere amministratori di successo delle proprie risorse minerarie. L’esempio del Marocco, dove l’Office Chérifien des Phosphates (OCP Group) dimostra come la proprietà statale, la pianificazione a lungo termine e la governance aziendale trasparente possono fornire benefici nazionali e competitività globale nel settore estrattivo, illustra un modello alternativo. I leader africani hanno scelte reali su come impegnarsi con la domanda internazionale di risorse, e possono progettare accordi che riuniscono capitale africano, cinese, del Golfo e occidentale, competenze e partner politici per ridurre i rischi e ancorare i progetti alle esigenze di sviluppo a lungo termine.
La distinzione tra nazionalismo estrattivo e sovranità responsabile è rilevante anche per il Mediterraneo, dove l’Italia compete per accesso a minerali critici. Il caso Burkina Faso mostra come l’assenza di istituzioni trasparenti trasformi rapidamente le riforme in strumenti di consolidamento autoritario e dipendenza geopolitica, una dinamica che dovrebbe informare le valutazioni europee su partnership minerarie in Africa subsahariana e Nord Africa.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 26 maggio 2026



