Medio OrienteOsservatorio Strategico

Il conflitto iraniano congela i piani europei sul gas naturale liquefatto

Secondo un’analisi dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), il conflitto in Iran sta compromettendo seriamente la strategia energetica europea. Mentre i mercati petroliferi catturano l’attenzione per i disordini nel Passaggio dello Stretto di Hormuz, il vero problema per l’Unione Europea risiede nel gas naturale liquefatto (LNG), risorsa cruciale dopo il taglio dei flussi russi nel 2022.

Dopo la rottura con Mosca, Bruxelles ha riorientato le importazioni verso il gas liquefatto proveniente da Stati Uniti, Norvegia e Qatar. La strategia ha funzionato: l’LNG rappresenta oggi quasi il 50% delle importazioni di gas dell’UE, rispetto al 20% del 2021. Prima del conflitto iraniano, l’Unione contava su nuove forniture in arrivo nel 2026 e 2027 per completare lo svincolo dalle fonti russe. Tuttavia, il danno inferto al complesso di Ras Laffan in Qatar ha messo in serio pericolo questo piano.

Ras Laffan, situato sulla costa settentrionale del Qatar, è il più grande impianto di liquefazione al mondo. Nel marzo 2026, missili iraniani hanno distrutto due dei 14 treni di liquefazione e una delle due unità di conversione gas-in-liquidi, eliminando il 17% della capacità produttiva del sito e il 3% della produzione globale di LNG. QatarEnergy ha invocato la clausola di forza maggiore per sospendere alcune consegne. Le riparazioni richiederanno anni: il trattamento criogenico a -162°C necessita di infrastrutture che impiegheranno tre-cinque anni per essere ricostruite.

L’impatto globale è significativo. Le forniture mondiali di LNG sono diminuite di circa il 20% su base annua, mentre i prezzi spot hanno raggiunto i livelli più alti dalla crisi energetica 2022-23. In Europa, Italia e Germania subiranno i colpi più duri. Edison, tra le altre aziende italiane, ha visto sospesi i contratti con QatarEnergy. La Germania, pur non dipendendo dal gas qatariota, è esposta allo shock dei prezzi poiché il gas rappresenta quasi il 30% del suo mix energetico.

Nel medio-lungo termine, il quadro è ancora più preoccupante. Prima del conflitto, una serie di nuovi progetti avrebbe dovuto aumentare l’offerta globale di LNG del 20% nel 2026-2027. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede ora che le forniture mondiali nel periodo 2026-2030 saranno circa il 15% inferiori alle previsioni precedenti al conflitto, con la maggior parte del deficit concentrato nel 2026-2027.

Oltre al danno diretto a Ras Laffan, ulteriori ostacoli derivano dalla scarsità di capacità ingegneristica globale e dai dazi americani su componenti specializzate come l’acciaio al nichel criogenico. Solo poche aziende—Bechtel, Chiyoda, JGC e Technip Energies—possiedono le competenze e la solidità finanziaria per realizzare progetti da decine di miliardi di dollari. La ricostruzione di Ras Laffan assorbirà risorse ingegneristiche critiche, ritardando lavori in altre aree del mondo.

L’UE dovrà affrontare le conseguenze per anni, con effetti in almeno tre ambiti. Primo, la dipendenza dall’LNG americano si approfondirà: solo le aziende statunitensi possono colmare il vuoto qatariota alla velocità necessaria, e già forniscono quasi il 60% delle importazioni di LNG dell’UE. Il presidente Trump potrebbe sfruttare questa leva per estrarre concessioni da Bruxelles. Secondo, il conflitto potrebbe alimentare pressioni per allentare le sanzioni sugli idrocarburi russi, specialmente da parte di paesi come l’Italia e la Germania, mentre Francia e Spagna rimangono protette rispettivamente dall’energia nucleare e dalle rinnovabili. Terzo, l’industria europea subirà ulteriori pressioni competitive: le aziende industriali europee pagano già quattro-cinque volte più dei concorrenti americani per il gas, e i prezzi dell’elettricità per le industrie ad alta intensità energetica sono il doppio rispetto agli USA e il 50% superiori a Cina e India.

La frattura energetica che emerge da questa analisi ha implicazioni strategiche dirette per l’Italia: la sospensione dei contratti con QatarEnergy colpisce direttamente la nostra sicurezza energetica e industriale, già fragile rispetto ai competitor americani e asiatici. La crescente dipendenza dal gas americano, combinata con la tentazione di allentare le sanzioni russe, rischia di frammentare ulteriormente l’UE proprio quando dovrebbe presentarsi unita verso Washington e Mosca. Dal punto di vista operativo, la scarsità di capacità ingegneristica globale per riparare Ras Laffan rappresenta un collo di bottiglia che nessun accordo diplomatico potrà risolvere rapidamente: è un vincolo fisico che l’Europa dovrà gestire con realismo, non con ottimismo.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 29 aprile 2026

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio