FCAS, il programma franco-tedesco del caccia di sesta generazione al bivio

Secondo un’analisi del Royal United Services Institute (RUSI), il programma Future Combat Air System (FCAS) franco-tedesco-spagnolo per lo sviluppo di un caccia di sesta generazione (New Generation Fighter, NGF) si trova in una fase critica. Concepito nel 2017 come progetto politico volto a rafforzare le relazioni tra Francia e Germania e preservare le rispettive basi industriali, il programma comprende molteplici pilastri: il caccia NGF, un nuovo motore, piattaforme autonome collaborative (Remote Carriers) e un sistema di comando e controllo multi-dominio denominato Combat Cloud.
Le tensioni sono emerse progressivamente durante la fase di sviluppo concettuale (Phase 1B, avviata nel 2022). I vertici di Airbus e Dassault hanno pubblicamente espresso insoddisfazione sulla ripartizione dei compiti (workshare) e sulla gestione della proprietà intellettuale. Nel 2025, quando il programma doveva progredire verso una fase di sviluppo più avanzato, entrambe le aziende hanno rifiutato di presentare le offerte richieste. Nonostante interventi a livello ministeriale e tentativi di risoluzione fino ad aprile 2026, non è stata raggiunta alcuna intesa definitiva.
Il contesto politico è mutato significativamente. In Francia, il presidente Macron dispone di minore influenza politica su Dassault, che guida lo sviluppo dell’NGF e sostiene posizioni rigide sulla ripartizione dei lavori. In Germania, il cancelliere Friedrich Merz governa con il supporto della CSU bavarese, il cui territorio ospita la maggior parte dell’industria aeronautica da combattimento tedesca. L’industria tedesca, incoraggiata da budget di difesa significativamente aumentati e dal successo del programma MGCS (Main Ground Combat System) nel settore terrestre, esercita pressioni crescenti per abbandonare i compromessi con la Francia.
Gli autori esaminano gli scenari alternativi. Una separazione su NGF mantenendo coesione sugli altri pilastri FCAS appare poco realistica: una divergenza sul caccia comporterebbe probabilmente ulteriore frammentazione su motore, sistemi senza equipaggio e software. Una strada nazionale tedesca presenta rischi considerevoli: la Germania dispone di budget di difesa significativi ma finanziati principalmente attraverso debito, con prospettive incerte oltre il prossimo decennio. Inoltre, l’industria tedesca manca di esperienza nello sviluppo sovrano di un caccia moderno dal 1945, avendo sempre operato in contesti multinazionali.
Tra le alternative discusse figurano l’adesione al Global Combat Air Programme (GCAP), gestito da Regno Unito, Italia e Giappone, o una collaborazione con la Svezia. L’opzione GCAP comporterebbe rinegoziazioni complesse degli accordi esistenti e rischi per il programma stesso. Una partnership germano-svedese affronterebbe sfide culturali e operative: la filosofia progettuale svedese (piattaforma compatta, postura dispersa) contrasta con l’approccio tedesco centralizzato basato su basi operative principali. Inoltre, né la Germania né la Svezia dispongono di competenze consolidate nello sviluppo di motori di nuova generazione, expertise presente principalmente negli Stati Uniti, Regno Unito e Francia.
Gli analisti del RUSI concludono che Berlino e Parigi devono valutare realisticamente se le alternative offrono vantaggi netti rispetto al salvataggio di FCAS attraverso una direttiva politica. Il rischio è che il perseguimento di programmi alternativi comporti compromessi altrettanto difficili, senza garantire una risoluzione più rapida o efficace.
L’analisi RUSI evidenzia un problema strutturale della cooperazione europea in ambito difesa: quando i presupposti politici si indeboliscono, le divergenze industriali diventano ingovernabili. Per l’Italia, l’apertura tedesca verso GCAP rappresenta un’opportunità concreta, ma comporterebbe negoziazioni lunghe e rischi di destabilizzazione di un programma già complesso. La lezione storica di Tornado ed Eurofighter insegna che i programmi multinazionali europei richiedono impegno politico costante, non solo iniziale: l’assenza di questo impegno a Parigi e Berlino oggi potrebbe frammentare la capacità aerea europea per decenni.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 29 aprile 2026



