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Bulgaria tra Bezmer e Kyiv: la doppia linea di Radev secondo ECFR

Secondo un’analisi pubblicata dallo European Council on Foreign Relations (ECFR), a firma di Maria Simeonova e Vessela Tcherneva, la Bulgaria sta seguendo sotto la presidenza di Rumen Radev una linea di politica estera sempre più incoerente, sospesa tra Washington e Bruxelles senza un ancoraggio stabile a nessuna delle due.

Il caso più recente riguarda la base aerea di Bezmer, dove Sofia ha accettato di ospitare fino a otto velivoli cisterna statunitensi a supporto delle operazioni militari americane in Medio Oriente. La decisione arriva pochi giorni dopo che Radev ha ritirato il proprio paese dalla coalizione europea dei volenterosi per l’Ucraina, giustificando la scelta con l’idea che il sostegno militare prolunghi soltanto il conflitto e che la Bulgaria non disponga delle risorse necessarie per contribuire.

Il rapporto osserva che Radev ha rimesso la decisione finale su Bezmer al voto del parlamento, un espediente che gli consente di distribuire la responsabilità politica della scelta. In questo modo il premier può respingere il sostegno militare a Kyiv, nonostante precedenti voti parlamentari in senso opposto, e al tempo stesso motivare l’appoggio logistico a operazioni americane altrove, nel tentativo di preservare le garanzie di sicurezza statunitensi senza impegnarsi nell’architettura di sicurezza europea in costruzione.

Le autrici definiscono questa impostazione un’ambiguità crescente: mentre la Bulgaria si allontana dagli sforzi europei per sostenere l’Ucraina e pianifica in autonomia la propria difesa, sostiene contemporaneamente l’operazione militare di Washington in Medio Oriente. Una linea che, secondo il rapporto, non riflette il consenso filo-europeo e i sentimenti critici verso gli Stati Uniti diffusi nella società bulgara, ma un tentativo di bilanciare cornici di sicurezza contrapposte senza tenere sufficientemente conto degli interessi europei.

Il rapporto colloca questa vicenda in un contesto più ampio: da quando è entrato in carica, nel maggio 2026, Radev non ha aderito all’accordo internazionale per l’istituzione del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, né ha partecipato al vertice B9 di maggio a Bucarest. La stessa base di Bezmer segue una precedente ospitalità, tra febbraio e giugno, di fino a quindici velivoli cisterna americani presso l’aeroporto di Sofia, legata a discussioni poi fallite sull’inclusione della Bulgaria nel Visa Waiver Program statunitense.

A complicare il quadro, secondo l’analisi, contribuiscono anche i ritardi nella modernizzazione militare bulgara e l’incertezza attorno alla cooperazione industriale della difesa, incluso un accordo con Rheinmetall il cui esito resta in dubbio. ECFR segnala inoltre che Sofia ha lavorato per rimuovere due oligarchi russi e un patriarca russo dal ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea, un episodio che il think tank indica come prova della crescente capacità di pressione russa sul governo bulgaro.

La raccomandazione degli autori è che l’Unione europea tratti la Bulgaria come un caso politico urgente, rafforzando incentivi concreti alla partecipazione alle iniziative di difesa comune, anche attraverso il Quadro finanziario pluriennale, prima delle importanti elezioni europee del 2027.

Il commento di GrNet.it

L’analisi di ECFR non affronta fino in fondo un punto che riguarda direttamente l’Italia e il fianco sud della NATO: se Sofia riesce a tenere aperti contemporaneamente il canale con Washington e quello con Bruxelles senza pagare costi politici significativi, altri paesi mediterranei con coalizioni di governo fragili potrebbero considerare identica la logica del doppio binario. La base di Bezmer, spogliata della sua funzione puramente logistica, diventa un precedente su come un membro NATO possa fornire supporto operativo agli Stati Uniti fuori area senza per questo assumersi obblighi verso l’architettura di difesa europea. Per un paese come l’Italia, che ospita infrastrutture NATO e statunitensi di rilievo e partecipa a più tavoli di cooperazione industriale della difesa, il caso bulgaro pone una domanda di metodo: quanto margine di ambiguità strategica l’Unione è disposta a tollerare prima che diventi un modello esportabile. Il tema delle elezioni europee del 2027, richiamato dal rapporto, aggiunge un’urgenza temporale che meriterebbe più peso nella discussione italiana sulla difesa comune.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 23 luglio 2026

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