Guerra all’Iran: i costi reali superano di tre volte le stime ufficiali

Secondo un’analisi pubblicata dal Quincy Institute tramite il giornalista Stephen Semler, cofondatore del Security Policy Reform Institute, il conflitto con l’Iran ha comportato una spesa di circa 71,8 miliardi di dollari nei primi sessanta giorni di operazioni, equivalenti a 1,2 miliardi al giorno. La cifra comprende i costi operativi diretti, l’acquisizione di armamenti, i sussidi americani per le munizioni e gli intercettori israeliani, oltre ai circa 11,9 miliardi di dollari in asset militari persi o danneggiati durante il conflitto.
Questa valutazione contrasta significativamente con le stime fornite dall’amministrazione americana in audizione al Congresso, dove il Segretario della Difesa Pete Hegseth e il Comptroller facente funzioni Jules Hurst hanno dichiarato un costo di guerra pari a 25 miliardi di dollari. Semler ha definito questa cifra ufficiale come «una negazione dei costi in spirale della guerra all’Iran, una delle conseguenze previste della decisione dell’amministrazione Trump di entrare in conflitto».
Le implicazioni finanziarie si estendono oltre i due mesi iniziali. Washington sta valutando un supplemento di bilancio per la guerra all’Iran stimato tra gli 80 e i 100 miliardi di dollari, destinato a reintegrare le munizioni e le attrezzature militari perse o distrutte. Parallelamente, il Congresso esaminerà un bilancio della difesa record di 1,5 trilioni di dollari per l’anno fiscale 2027.
L’economista di Harvard Linda Bilmes ha previsto che il costo totale della guerra per gli Stati Uniti potrebbe raggiungere almeno 1 trilione di dollari nel lungo termine. Questa stima include non solo le spese operative immediate, ma anche gli effetti a lungo termine del conflitto, quali i costi associati all’assistenza ai veterani. Secondo Bilmes, «le guerre hanno sempre una lunga coda di costi» che si estendono ben oltre il termine delle operazioni di combattimento.
La questione del finanziamento della guerra rimane ora nelle mani del Congresso, il quale dovrà decidere se autorizzare ulteriori stanziamenti per un conflitto che, secondo gli analisti del Quincy Institute, rappresenta un’escalation dei costi già prevista dalle conseguenze della decisione iniziale di entrare in guerra.
La discrepanza tra i 25 miliardi dichiarati ufficialmente e i 72 miliardi stimati da analisti indipendenti ripropone un problema ricorrente nella contabilità delle operazioni militari americane: la difficoltà di quantificare il costo reale della guerra in tempo reale. Per l’Italia e la NATO, questo solleva interrogativi sulla trasparenza dei dati condivisi negli alleanze e sulla sostenibilità fiscale di conflitti prolungati nel Medio Oriente. La proiezione di 1 trilione di dollari nel lungo termine, se confermata, rappresenterebbe un onere economico paragonabile a quello delle guerre in Iraq e Afghanistan, con implicazioni significative per le priorità di bilancio della difesa atlantica.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 7 maggio 2026



