Guardia di Finanza

Caporalato in Val di Non, sequestro preventivo da 384.551 euro a un imprenditore

Secondo le indagini, oltre 100 braccianti stranieri sono stati impiegati senza contratto e pagati meno del dovuto

Trento, 26 ottobre 2026. I finanzieri del Comando Provinciale di Trento stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, per un valore complessivo di 384.551 euro. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Trento su richiesta della Procura della Repubblica e riguarda un imprenditore di nazionalità straniera attivo nel settore della ristorazione.

Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe sviluppato un sistema di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori stranieri, in concorso con alcuni imprenditori del settore agricolo operanti in Val di Non. Il meccanismo farebbe leva sulle procedure di ingresso previste dal cosiddetto «decreto flussi».

I militari della Tenenza di Cles hanno ricostruito che, tra il 2020 e il 2025, l’imprenditore avrebbe preteso da connazionali somme comprese tra 10.000 e 12.000 euro per favorirne l’ingresso in Italia. Ulteriori importi, quantificati tra 4.000 e 6.000 euro, sarebbero stati chiesti in relazione alla prospettata regolarizzazione della posizione lavorativa, con la conversione del contratto da stagionale a subordinato.

I giovani, futuri braccianti, sarebbero stati reclutati direttamente nel paese di provenienza. Una volta versato il denaro richiesto, sarebbero giunti in Italia per essere impiegati principalmente presso aziende agricole della Val di Non e, in alcuni casi, presso ristoranti riconducibili direttamente o indirettamente all’indagato. Le condizioni retributive e lavorative sarebbero state non conformi a quelle previste dal contratto collettivo nazionale.

L’analisi di oltre 8.500 chat trovate sul telefono dell’indagato, la documentazione acquisita presso le aziende agricole e le dichiarazioni testimoniali delle parti offese hanno permesso di ricostruire le condizioni di impiego di oltre 100 braccianti agricoli, tutti stranieri, in stato di indigenza e di necessità. Le vittime avrebbero lavorato per giornate più lunghe di quelle dichiarate, senza contratto e con compensi inferiori a quelli spettanti.

Nella maggior parte dei casi, secondo la ricostruzione investigativa, l’indagato avrebbe gestito anche la sistemazione dei migranti in immobili di sua proprietà. Li avrebbe ospitati, previo compenso, in ambienti affollati e fatiscenti, approfittando della loro necessità alloggiativa.

Al «caporale» di origine straniera, all’esito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Trento, sono contestate condotte di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, nonché di estorsione e autoriciclaggio.

Gli approfondimenti economico-patrimoniali hanno consentito di quantificare in 384.551 euro il presunto profitto illecito riconducibile all’attività di intermediazione. Parte delle disponibilità economiche sarebbe stata impiegata per l’acquisto di beni immobili e mezzi di trasporto, e per l’acquisizione o la gestione di attività di ristorazione, anche attraverso intestazioni a familiari o altri soggetti.

Il servizio, svolto nell’ambito delle indagini delegate dall’Autorità Giudiziaria, si inserisce nell’azione della Guardia di Finanza contro il caporalato, a tutela della salute e della dignità dei lavoratori e della leale concorrenza tra le imprese della provincia di Trento.

Video del comunicato

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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