Gasolio, l’Europa e il rischio di restrizioni all’export statunitense

Secondo un commentary di Petras Katinas, Research Fellow in Climate, Energy and Defence presso il think tank RUSI, la dipendenza europea dalle forniture energetiche statunitensi, pensata come protezione dalla Russia, rischia di generare vulnerabilità nuove e di peso paragonabile. Il punto di partenza è la dichiarazione del presidente Donald Trump del 22 settembre 2026: potrebbe sostenere un divieto o un limite quantitativo alle esportazioni di diesel americano.
L’autore legge l’ipotesi come un possibile rovesciamento della strategia di «dominio energetico». Fin dal primo mandato Trump ha presentato l’abbondanza di export energetico come leva economica e geopolitica. Dopo la rielezione del 2024 ha invitato più volte gli alleati europei a sostituire le fonti russe con quelle statunitensi. L’amministrazione definisce petrolio greggio, prodotti raffinati e gas naturale liquefatto (LNG) strumenti di sicurezza economica e nazionale, e il quadro commerciale Usa-Ue del 2025 prevede ulteriori acquisti europei considerevoli.
Ora, rileva il commentary, il presidente dice di aver chiesto ai suoi collaboratori di valutare l’opzione, mentre i funzionari restano divisi sull’efficacia di un blocco totale o parziale. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato che si sta verificando se una restrizione, totale o parziale, sia praticabile senza compromettere la capacità delle raffinerie.
Misure analoghe sono già state adottate altrove, in larga parte per la scarsità internazionale legata al blocco delle rotte del Golfo. La Cina ha limitato l’export di carburanti raffinati a marzo 2026, dopo che il conflitto con l’Iran aveva interrotto le forniture di greggio. La Russia ha frenato le vendite di diesel a luglio, quando gli attacchi ucraini avevano irrigidito il mercato interno.
Per Katinas l’effetto non si esaurisce nel prezzo del gasolio. Una restrizione in piena crisi di offerta farebbe dubitare gli alleati europei dell’affidabilità degli Stati Uniti come fornitore, dopo anni passati a incoraggiarli ad aumentare la dipendenza da quel mercato come garanzia contro interruzioni di matrice politica. Verrebbe colpito l’argomento secondo cui maggiore dipendenza dall’offerta americana riduce il rischio geopolitico.
Le alternative, osserva l’autore, sono insolitamente ridotte. Dall’inizio del 2026 l’Unione europea (UE) vieta l’importazione di prodotti petroliferi di paesi terzi raffinati da greggio russo, chiudendo un canale con cui la materia prima di Mosca rientrava sul mercato europeo. La Russia, di norma tra i maggiori esportatori mondiali di diesel, ha di nuovo limitato le vendite, con esenzioni circoscritte ai paesi coperti da accordi intergovernativi. I flussi attraverso lo Stretto di Hormuz restano gravemente compromessi dal conflitto di febbraio con l’Iran: tra marzo e agosto 2026 l’export mediorientale di diesel è sceso di circa il 50 per cento su base annua, nonostante le misure di emergenza per il trasporto marittimo, mentre le rotte alternative sono più costose e limitate.
Sul fronte interno, parlamentari repubblicani premono sul presidente perché freni le esportazioni in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Il prezzo medio nazionale del diesel ha superato il 22 settembre i 6,50 dollari al gallone (4,87 sterline), un nuovo massimo. Un divieto darebbe sollievo politico nel breve periodo a agricoltori, autotrasportatori e consumatori, ma toglierebbe offerta a un mercato già teso, proprio mentre le esportazioni americane compensano il calo della disponibilità russa e mediorientale.
Da qui, secondo Katinas, un nuovo rischio politico per l’Europa. Nel 2025 Trump minacciava dazi ai paesi europei che non acquistassero più energia statunitense; oggi minaccia di interrompere forniture diventate vitali. I governi europei potrebbero perciò considerare la dipendenza dagli Stati Uniti non solo uno strumento di diversificazione rispetto a Russia e Medio Oriente, ma un’esposizione da ridurre. Il 24 settembre il portavoce della Commissione europea Olof Gill ha dichiarato che ci si attende che i partner stretti si consultino prima di misure che incidono su mercati condivisi. L’autore aggiunge che il presidente non vanta un buon curriculum in fatto di consultazioni con gli alleati.
Il commento di GrNet.it
Nel testo manca un numero: quale quota del gasolio consumato in Europa arrivi davvero dagli Stati Uniti, e quindi quanto sarebbe grave un taglio. Per l’Italia la domanda ha un risvolto che il commentary non tocca, cioè la sicurezza dei rifornimenti di combustibile per i trasporti e per la logistica, anche militare, in un paese che dipende dalle rotte marittime del Mediterraneo. Sarebbe utile capire se esistano scorte e margini di sostituzione adeguati, prima di leggere la vicenda come un semplice problema di prezzo. Resta aperto anche se la posizione americana, ancora allo stadio di dichiarazione e di valutazione interna, si tradurrà in una misura concreta.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 24 settembre 2026






